Il Giappone è nuovamente al centro delle polemiche internazionali per la scarsa considerazione rivolta alle specie marine. Pochi giorni fa è salito agli onori della cronaca il caso di un peschereccio del Sol Levante, intento a catturare e uccidere balene nelle acque protette dell’Antartide. Oggi un’altra notizia shock: centinaia di delfini stanno per incontrare la morte nella baia di Taiji. E monta la protesta, guidata da un intervento accorato di Yoko Ono.

La strage si ripete identica ogni anno: al largo della sopracitata baia, verranno montate reti e trappole per catturare il numero più alto possibile di delfini, da vendere sul mercato della ristorazione, al settore della medicina tradizionale e per consegnarne qualche esemplare ad acquari e parchi di divertimento. Una pratica barbarica, una vera e propria minaccia per quei mammiferi marini la cui presenza è sempre buon segno della qualità delle acque e della conservazione del Pianeta. Ma a scendere in campo non sono oggi solo le associazioni animaliste, ma anche una delle giapponesi più famose del mondo. La vedova di John Lennon, infatti, ha pubblicato una lettera aperta sul suo sito ufficiale per richiedere che il governo intervenga prontamente per vietarne la mattanza.

L’intervento non vuole essere un’accusa spietata al Giappone, anzi Yoko Ono si dimostra sensibile alla difficoltà di modificare delle tradizioni così radicate, ma incomprensibili per il resto del mondo. Tuttavia, perseverare in certe crudeli pratiche non farà altro che indebolire il ruolo del Giappone agli occhi delle altre nazioni:

«In questo periodo politicamente delicato, spingeremo i bambini del mondo a odiare i giapponesi. […] Per molti anni e decenni abbiamo lavorato duramente per ricevere piena comprensione del Giappone dal resto del mondo. Ma quel di cui godiamo ora, può essere letteralmente distrutto in un giorno solo. Vi prego di considerare anche la nostra precaria situazione dopo il disastro nucleare, che avrebbe potuto davvero affliggere il resto del globo. […] Per favore, si ricorra al tatto politico e si cancelli un evento che verrà considerato dal resto del mondo come il segno dell’arroganza giapponese, dell’ignoranza, dell’amore per un atto di violenza.»

Indirizzata ai pescatori di Taiji e al Primo Ministro Shinzo Abe, non è dato sapere quale sarà la portata di questa presa di posizione. Nel frattempo, le organizzazioni come Sea Shepherd sono già sul posto per cercare di contenere i danni e salvare quanti più delfini possibile.

20 gennaio 2014
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I vostri commenti
rosangela, martedì 21 gennaio 2014 alle23:10 ha scritto: rispondi »

Bisogna principalmente multare i ristoratori e i loro clienti che ordinano filetto di delfino

Luigi Fiorin, lunedì 20 gennaio 2014 alle23:08 ha scritto: rispondi »

il giapponese menu di DELFINI (e BALENE PER SCOPI GASTRO-SCIENTIFICI) è una vergogna per l'UMANITA^, oggi! Giapponesi evolvete verso una specie più SAPIENS! Grazie per l'eventuale attenzione. Luigi Fiorin

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