Deforestazione e cambiamenti climatici ancora una volta sembrano andare di pari passo. Ad affermarlo la ricerca di un gruppo di ricercatori dell’Università di Leeds, pubblicata in questi giorni su Nature, nella quale si stima che entro il 2050 le piogge previste nell’area dell’Amazzonia e delle altre zone tropicali diminuiranno addirittura del 21% nella stagione secca (12% in quella umida) a causa del disboscamento della foresta pluviale.

La deforestazione secondo gli studi inglesi sarebbe tra i principali responsabili della diminuzione di precipitazioni nell’area tropicale, riaccendendo il dibattito sull’effettivo rapporto tra la presenza di foreste e l’aumento del numero e dell’intensità dei fenomeni piovosi. In questa direzione sembrerebbe indicativo il resoconto delle osservazioni effettuate tramite un satellite NASA e nel quale si afferma come le pioggie cadute sulle aree a più densa presenza di alberi siano circa il doppio rispetto alle aree in cui la vegetazione è più rada.

I devastanti effetti sulle precipitazioni sembrerebbe non siano legate unicamente alle aree amazzoniche o alle altre foreste tropicali nel mondo, ma anche alla popolosissime zone circostanti. Il crollo delle piogge si ripercuoterebbe fino a migliaia di chilometri di distanza rispetto ai perimetri disboscati, come sottolinea uno degli autori della ricerca il dottor Dominick Spracklen:

Siamo rimasti sorpresi nel riscontrare che questo effetto si verifica in oltre metà dei tropici. Abbiamo scoperto poi come le foreste dell’Amazzonia e del Congo alimentino le precipitazioni anche oltre il loro stesso perimetro. Il nostro studio indica che la deforestazione dell’Amazzonia e del Congo potrebbero avere effetti catastrofici sulle popolazioni che vivono in Paesi a migliaia di chilometri di distanza.

Nodo centrale di questi effetti l’interazione che i movimenti d’aria hanno con la vegetazione durante il loro passaggio. Le foglie degli alberi rilasciano umidità attraverso un processo noto come evapotraspirazione, arricchendo i moti ventosi di umidità e conseguentemente le precipitazioni. Come riportato dal co-autore della ricerca Dottor Stephen Arnold:

Le osservazioni mostrano come per comprendere l’impatto che le foreste hanno sulle precipitazioni sia necessario tenere conto di come l’aria interagisca con la vegetazione durante i suoi viaggi anche di migliaia di chilometri.

Questo significa implicazioni dirette per i politici, che devono considerare l’impatto ambientale della deforestazione non soltanto per quanto riguarda il quadro delle precipitazioni su scala locale, ma continentale.

6 settembre 2012
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, venerdì 7 settembre 2012 alle1:44 ha scritto: rispondi »

Come volevasi dimostrare: il tutto si riconduce alla sovrappopolazione che preme inesorabilmente su tutte le risorse disponibili mondiali. Tutti i nodi prima o poi arriveranno al pettine, e se non provvederemo noi stessi a limitarci nel numero lo farà sicuramente la Natura con mezzi molto  drastici e crudeli.  Uomo avvisato mezzo salvato, se intelligente e previdente, doti che finora scarseggiano.

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