In Indonesia le nuove tecnologie sono entrate al servizio delle foreste. Gli alberi tagliati illegalmente inviano infatti un sms alle autorità dei parchi protetti per permettere l’arresto e l’identificazione dei trasgressori. Il progetto al momento interessa la Kalaweit Supayang Nature Conservation Reserve, habitat dei gibboni.

L’originale iniziativa è stata avviata la scorsa estate da un piccolo gruppo ambientalista, la Rainforest Connection. I volontari hanno installato sugli alberi alcuni vecchi smartphone, ricevuti in donazione dai sostenitori della causa. I telefoni cellulari, alimentati attraverso un dispositivo di ricarica a energia solare, sono stati riprogrammati diventando una sorta di vigilanti grazie alla registrazione dei rumori della foresta.

Gli smartphone, ricoperti da una custodia impermeabile, sono stati uniti prendendo la forma di un grosso fiore nero attaccato all’albero. Grazie a questo ingegnoso sistema, la deforestazione illegale ha subito una battuta d’arresto. Il metodo, in virtù della sua efficacia e del suo basso costo, ha attirato l’interesse della prestigiosa Zoological Society of London, ricevendo il finanziamento della banca tedesca KfW. La Rainforest Connection si appresta a distribuire decine di questi dispositivi in diverse aree protette dell’Africa equatoriale, per proteggere l’habitat degli elefanti. Come ha spiegato Neil Young, supporter della campagna di raccolta fondi della Rainforest Connection, lanciata su Kickstarter:

Questa tecnologia permette alle foreste di parlare con il mondo. La foresta può parlare e noi siamo in grado di ascoltarla. Questi dispositivi possono registrare le motoseghe entrare in azione, così come i colpi di fucile dei bracconieri che uccidono animali protetti. Possono dirci che la foresta è sotto l’attacco di persone che stanno infrangendo la legge.

I dispositivi registrano i suoni della foresta e li trasmettono a un server centrale. Il computer analizza le onde radio e se avverte il suono di una motosega individua subito la posizione del taglialegna, inviando i dati ai ranger della riserva. Il sistema funziona: nella Kalaweit Supayang Nature Conservation Reserve nell’ultimo anno nessuno, dopo la scoperta tempestiva dei primi trasgressori, ha più osato avvicinarsi a un albero per abbatterlo nel timore di essere arrestato e multato.

30 giugno 2014
I vostri commenti
Ghezzo Silvano, mercoledì 2 luglio 2014 alle2:25 ha scritto: rispondi »

Ottima iniziativa, ma solo una goccia nel mare della deforestazione , in quanto le sempre più persone povere e i commercianti di legame se ne fregano altamente dell'ecologia.

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