Con il voto di questa mattina in Senato (254 presenti, 216 sì, 33 no e 4 astenuti) è stato approvato il Decreto Sviluppo con lo stesso testo approvato già alla Camera il 25 luglio scorso. Non mancano le sorprese e le brutte notizie per l’ambiente. L’articolo 38-bis (Individuazione degli impianti di produzione di energia elettrica necessari per situazioni di emergenza e delle relative condizioni di esercizio e funzionamento), infatti, contiene una sorta di sanatoria ambientale per le centrali a olio combustibile, cioè petrolio.

Sono le centrali più vecchie e inquinanti, spesso spente da anni per motivi ambientali, che potranno però essere riattivate dal 1 gennaio al 31 marzo per risparmiare il gas che brucerebbero le centrali a ciclo combinato e renderlo disponibile per il riscaldamento domestico. Tutto questo in deroga ai limiti di emissioni in atmosfera di inquinanti eventualmente previsti dalle Autorizzazioni Integrate Ambientali:

1. Al fine di ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico nelle situazioni di emergenza gas e garantire la sicurezza delle forniture di energia elettrica a famiglie e imprese, anche tenendo conto di quanto previsto all’articolo 38, il Ministro dello sviluppo economico, sulla base degli elementi evidenziati dal Comitato per l’emergenza gas e dalla societa’ Terna Spa, entro il 31 luglio di ogni anno individua con proprio decreto le esigenze di potenza produttiva, alimentabile con olio combustile e con altri combustibili diversi dal gas, di cui garantire la disponibilita’, nonché le procedure atte a individuare, nei successivi trenta giorni e secondo criteri di trasparenza e di contenimento degli oneri, gli specifici impianti di produzione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW, anche tra quelli non in esercizio a motivo di specifiche prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni, destinati a far fronte a emergenze nel successivo anno termico. Il termine per l’individuazione delle esigenze di potenza produttiva da parte del Ministro dello sviluppo economico e’fissato, in sede di prima applicazione, al 30 settembre 2012.

2. I gestori degli impianti di cui al comma 1 garantiscono la disponibilita’ degli impianti stessi per il periodo dal 1º gennaio al 31 marzo di ciascun anno termico e possono essere chiamati in esercizio in via di urgenza, nell’arco di tempo suddetto, per il solo periodo di tempo necessario al superamento della situazione di emergenza.

3. Tenuto conto del limitato periodo di possibile esercizio degli impianti di cui al comma 1 e della loro finalita’, a tali impianti si applicano esclusivamente i valori limite di emissione nell’atmosfera previsti dalla normativa vigente, in deroga a piu’ restrittivi limiti di emissioni nell’atmosfera o alla qualita’ dei combustibili, eventualmente prescritti dalle specifiche autorizzazioni di esercizio, ivi incluse le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi della parte seconda, titolo III-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Sono sospesi altresı’ gli obblighi relativi alla presentazione di piani di dismissione previsti nelle medesime autorizzazioni.

4. Fermo restando quanto previsto dal comma 3, per il periodo dicui al comma 2, i gestori degli impianti di cui al comma 1 sono esentati dall’attuazione degli autocontrolli previsti nei piani di monitoraggio e controllo, con deroga alle eventuali specifiche prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni integrate ambientali per il caso di utilizzo di combustibili liquidi, nonché dall’attuazione delle prove periodiche sui sistemi di misurazione in continuo delle emissioni di cui alla parte quinta, allegato II, parte II, sezione 8, punto 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, previste dalla citata parte quinta, allegato VI, del decreto legislativo n. 152 del 2006. Le esenzioni si applicano anche nel caso in cui gli impianti non vengano chiamati in esercizio al di fuori del periodo di cui al comma 2. Ai medesimi gestori non si applica quanto previsto all’articolo 1-quinquies, comma 1, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290.

Sintetizzando e detto in parole semplici e chiare: in pieno inverno può capitare che dalla Russia arrivi meno gas a causa della ormai nota guerra del gas con l’Ucraina o di un clima particolarmente rigido anche nell’est Europa. Per limitare il consumo di gas in Italia si produce meno energia elettrica dal gas permettendo a vecchissimi impianti a petrolio di produrre quasi a canna libera. E tutto questo si paga, nella bolletta del gas, tramite apposita delibera dell’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas:

5. Con provvedimento dell’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalita’ per il dispacciamento degli impianti di cui al comma 1, nonché le modalita’ per il riconoscimento dei costi sostenuti per i medesimi impianti in ciascun anno termico, quali oneri generali per la sicurezza del sistema del gas naturale, in analogia a quanto previsto per la reintegrazione dei costi delle unita’ essenziali per la sicurezza del sistema elettrico.

La polemica per questo articolo 38-bis è scattata già prima della votazione al Senato, visto che il testo su cui è stata posta la fiducia è lo stesso partorito dalla Camera. Legambiente, tramite il suo vice presidente Edoardo Zanchini, parla di “decisione vergognosa e ipocrita”:

In pratica, gli impianti potranno funzionare al di fuori di qualsiasi controllo ambientale, in una situazione di autentico far west normativo, con un guadagno sicuro. Perché entro 60 giorni l’Autorità per l’Energia dovrà stabilire le modalità per il riconoscimento dei costi sostenuti in ciascun anno termico. Le accuse alle fonti rinnovabili e al loro impatto in bolletta da parte del Ministro Passera mostrano ora tutta la loro insopportabile ipocrisia.

L’energia prodotta dalle centrali a petrolio, infatti, sarà sostanzialmente fuori dal mercato elettrico visto che avrà un suo canale privilegiato di dispacciamento e prezzi stabiliti dall’AEEG. E c’è da scommettere che non sarà neanche tanto economica e la pagheremo tutti. Per questo, su Twitter, il presidente di APER Agostino Re Rebaudengo ha commentato:

Già ieri, però, quando era ormai chiaro che il Governo avrebbe posto la questione di fiducia sul testo già approvato dalla Camera, Rebaudengo dichiarava:

Rebaudengo, però, non si limita a criticare ma avanza anche seri dubbi sulla reale necessità tecnica di un provvedimento del genere. Secondo il presidente di APER, infatti, non c’è alcun bisogno di resuscitare vecchie e inquinanti centrali a petrolio:

Ma quella sulle centrali a olio combustibile non è la sola sanatoria al petrolio contenuta nel Decreto Sviluppo: confermata anche con il voto al Senato, infatti, la sanatoria per le trivelle offshore contenuta nell’articolo 35 che permetterà ai petrolieri di riattivare le concessioni a cercare ed estrarre petrolio e gas in mare aperto. Purché l’istanza sia stata depositata prima del famoso “correttivo ambientale” della Prestigiacomo.

Su questa ennesima sanatoria si è espresso ieri sera, durante le dichiarazioni di voto, il senatore siciliano del PDL Antonio D’Alì già noto alle cronache per i suoi precedenti attacchi alle energie rinnovabili. Dopo aver affermato che il Mar Mediterraneo è pieno di catrame pelagico proveniente dalle raffinerie costiere, cosa che richiederebbe un Forum Internazionale sul catrame, D’Alì si è espresso anche sulla sanatoria dell’articolo 35:

Serve Forum Internazionale su catrame pelagico delle raffinerie. Oggi le raffinerie sono un peso per il turismo e non danno più occupazione. Il Governo su questa materia deve venire in Parlamento con un Piano Energetico Nazionale con un particolare riferimento alle trivellazioni petrolifere: l’articolo 35 da solo giustificherebbe un’astensione dal voto

Confermato anche l’emendamento Saglia che prevede l’introduzione del “Capacity payment“, cioè la possibilità di pagare le centrali termoelettriche non solo per l’energia che producono, ma anche per quella che potrebbero produrre. Tutto questo per limitare le perdite dovute al boom del fotovoltaico che ha tolto una grossa fetta dei guadagni alle centrali a gas. Il testo definitivo prevede che la selezione degli impianti da incentivare avvenga

in base alle diverse offerte formulate dagli impianti stessi, senza maggiori oneri per prezzi e tariffe dell’energia elettrica

Nonostante le critiche provenienti da destra e sinistra e dalle associazioni, però, ormai il Dl Sviluppo è legge. Tra le altre cose da segnalare c’è la conferma dell’obbligo di installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche negli edifici commerciali e industriali di nuova costruzione e con superficie superiore ai 500 metri quadri, come anche la conferma delle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie finalizzate all’efficientamento energetico. La somma massima su cui calcolare la detrazione è di 96 mila euro per ogni unità abitativa.

Per approfontimenti, leggi il testo del Decreto Sviluppo approvato al Senato.

3 agosto 2012
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