Decreto Romani, ricorso alla Commissione Europea

Quello del decreto Romani è sicuramente uno degli argomenti più caldi dell’ultimo mese. Si è detto ampiamente delle aspre polemiche che lo hanno accompagnato dalla nascita. Oggi, giorno della sua effettiva entrata in vigore, dalle polemiche si è arrivati ai fatti.

Mentre il governo, nella figura soprattutto del ministro Prestigiacomo, promette nuovi decreti e un nuovo Conto Energia in brevissimo tempo, circa 1500 aziende hanno presentato ricorso alla Commissione Europea, con buone chance di vincere e costringere l’esecutivo a fare dei passi indietro.

Ma andiamo con ordine e riassumiamo bene quanto accaduto. Il decreto Romani è stato “semplicemente ” un decreto attuativo che accoglieva quanto già deciso in altre sedi (il Parlamento italiano e le istituzioni europee). Secondo quanto veniva stabilito in quelle sedi, il Terzo Conto Energia avrebbe dovuto durare fino ad almeno il 2013. Sulla base di questa aspettativa sulla durate dei finanziamenti, tutte le aziende di settore hanno mosso i propri investimenti e programmato le loro attività.

Il decreto Romani, però, ha sorprendentemente anticipato i tempi di chiusura a fine maggio di quest’anno. In pratica, esso riguarderà un numero bassissimo di impianti che verranno allacciati prima di giugno. E gli altri? Agli altri toccherà usufruire di questo fantomatico Quarto Conto Energia, che, secondo indiscrezioni, avrà sia un piccolo taglio ai finanziamenti nell’immediato, sia tutto un complesso di limiti a partire dall’anno prossimo – quando anche i tagli diverranno più consistenti.

Non è strano quindi, che gli operatori del settore citino lo Stato italiano per violazione del principio di legittimo “affidamento alla certezza del diritto”. In pratica, non solo le aspettative sono state disattese, ma le nuove regole impediranno il redigere di piani aziendali, dato che non ci sarà più certezza di quanti e che finanziamenti si potranno ottenere.

La Commissione Europea è quindi chiamata a risolvere questo “pasticcio” tutto italiano. Se è impossibile prevedere con certezza l’esito di questa decisione, destano certamente impressione le parole del commissario europeo Janez Potocnik, che in un’intervista su un altro argomento, spiega la sua idea per lo sviluppo del settore rinnovabili:

Il sostegno al settore deve essere, badi bene, prevedibile e a lungo termine. Consumatori, investitori e produttori devono sapere quale evoluzione ci sarà. È una questione di avere un progetto.

La domanda, forse maliziosa, che ci sorge spontaneamente è: ma il nostro esecutivo ha davvero un “progetto” per le rinnovabili?

29 marzo 2011
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento