A una settimana dall’entrata in vigore del decreto FER non fotovoltaiche i vertici di Assoidroelettrica hanno pubblicato un’analisi, curata dall’avvocato Giovanni Battista Conte, che evidenzia le criticità del provvedimento.

L’associazione che riunisce i produttori idroelettrici ha espresso grande rammarico per la penalizzazione dei piccoli impianti. Gli impianti sotto la soglia dei 50 kW sono stati esclusi dall’accesso diretto agli incentivi. Assoidroelettrica non ha nascosto il suo disappunto, facendo notare che nel 2012 il Governo aveva deciso di premiare proprio i piccoli impianti, che hanno un impatto ambientale minore rispetto alle grandi centrali idroelettriche.

Secondo l’associazione il nuovo decreto rinnovabili penalizza gli investitori virtuosi che negli anni scorsi hanno investito in progetti sostenibili, contando sulle agevolazioni previste dal precedente meccanismo di incentivazione.

Assoidroelettrica invita a riflettere sulle conseguenze del decreto FER sull’occupazione e sul raggiungimento dei target sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Effetti che sono già visibili:

Il repentino cambio di indirizzo del legislatore ha di fatto dato luogo a una drastica frenata delle citate iniziative, legate allo sconforto dei tanti imprenditori. Sono da evidenziare le negative ricadute sulla crescita del PIL oltre che sulla tutela dell’ambiente.

L’associazione constata inoltre con dispiacere che sono state proprio altre associazioni di categoria a premere per eliminare l’accesso diretto agli incentivi per questa tipologia di impianti. Un altro punto del decreto FER che suscita le perplessità di Assoidroelettrica è la disincentivazione della costruzione di impianti su siti in cui esistevano già delle centrali idroelettriche:

Assoidroelettrica ritiene che la valorizzazione di siti già interessati da impianti debba essere premiata anzichè disincentivata.

Come fa notare l’avvocato Conte l’art. 2 comma 1 let. a) è in evidente contrasto con la normativa sulla tutela del paesaggio:

Si considera un nuovo impianto quello che venga costruito in un luogo in cui non sia presente altro impianto o parte di esso. Per gli impianti idroelettrici si disincentiva il recupero di vecchi mulini o di opere ormai dismesse, magari da diverse decine di anni, rendendo preferibile l’uso di nuovo territorio.

Secondo gli esperti il decreto inoltre, prevedendo un’ulteriore autorizzazione per i titoli già rilasciati dopo iter decennali, non fa altro che rallentare lo sviluppo sostenibile del Paese e nuocere all’ambiente.

Anche l’allegato 2 al punto 1.1.1 non ha riscosso il gradimento dei produttori idroelettrici, perché definisce impianti interconnessi quelli che condividono opere idrauliche e fanno capo a un unico produttore:

In forza di tale disposizione non dovrebbero essere considerati nuovi impianti autonomi tutti quelli che utilizzino il medesimo canale o soltanto la medesima traversa. La disposizione pone un irragionevole ostacolo alla concorrenza da parte di chi ha già realizzato un impianto e operi in un determinato territorio.

Assoidroelettrica ha annunciato ricorso contro il D.M. 23 luglio 2016, invitando i produttori interessati ad aderire all’impugnazione degli articoli citati inviando un’email all’indirizzo segreteria@assoidroelettrica.it. Gli associati sono inoltre stati invitati a segnalare eventuali altri punti critici notati nel decreto FER non fotovoltaiche.

6 luglio 2016
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