Prezzi in costante calo, eccesso di capacità produttiva, guerre commerciali incrociate tra USA, UE e Cina. Il mercato del fotovoltaico è probabilmente nella fase più complicata della sua ancor breve vita.

Per capire qualcosa in più su cosa ci dobbiamo aspettare nel 2013 in questo settore ne abbiamo parlato con Fabio Patti, Managing Director di Yingli Green Energy Italia. Cioè il ramo italiano della cinese Yingli, ritenuto dalle società di analisi il primo produttore al mondo di fotovoltaico sia per vendite che per capacità produttiva.

Proprio la capacità produttiva è uno dei nodi della questione fotovoltaico: riuscire ad accrescerla è importante per ottimizzare i costi di produzione ma, allo stesso tempo, non riuscire a saturarla si traduce in forti perdite economiche.

Non è questo il caso di Yingli, che l’anno scorso ha visto crescere le sue linee produttive da 1,7 GW (a fine 2011) agli attuali 2,45 GW. Ma, come ci spiega Patti, la questione non è così semplice:

La capacità produttiva è nominale e soggetta a una certa variabilità: il mercato, gli approvvigionamenti, la produttività, ci sono numerosi fattori che influenzano la reale capacità produttiva. è come se lei avesse un’automobile 2000 di cilindrata: magari c’è traffico o si guida in salita e si hanno prestazioni diverse da quelle attese.

Il nostro dato di targa, che è stato comunicato al mercato, è stato modificato ad agosto: da 1,7 GW di fine 2011 a 2,45 GW ad agosto 2012, grazie all’installazione di nuove linee produttive.

Quanto fotovoltaico stima di produrre Yingli nel 2013?

In generale preferiamo parlare di dati consolidati. Ma se mi chiede una previsione noi stimiamo di raggiungere, ma è un dato che va confermato, i 3 GW o 3,2 GW massimi.

A livello globale, invece, sul mercato complessivo del fotovoltaico nel 2013 ci sono stime contrastanti che vanno dai 31,5 (secondo NPD Solarbuzz) ai 34,5 GW (secondo Bloomberg New Energy Finance). Secondo lei quale di queste due soglie è più credibile?

Non escluderei né l’una né l’altra, di solito si fanno sempre almeno tre previsioni: un’ottimistica, una prudenziale e una via di mezzo tra queste due. Spesso le stime fatte da associazioni europee come EPIA sono diverse da quelle fatte da altri istituti. Io credo che una media tra le due stime sia ragionevole tenuto anche conto che il mercato è globale.

E il mercato globale si bilancia tra i tanti mercati emergenti: fino all’anno scorso l’Italia è stata il primo mercato al mondo per crescita, quest’anno di sicuro non lo sarà e perderà la leadership. Che potrebbe andare, ad esempio, alla Cina.

Quest’anno ci sono tanti mercati in fermento come quelli dell’Europa dell’est, che non credo potranno avere un lungo respiro, ma che andranno a bilanciare i numeri di mercati in consolidamento come quello tedesco o italiano che hanno dei numeri in discesa.

Ha appena citato l’Italia, che sta per entrare nell’epoca post incentivi con la fine del Quinto Conto Energia. Ci descrive uno scenario possibile per il nostro paese nel 2013? Le detrazioni fiscali per i pannelli fotovoltaici riusciranno a sopperire alla mancanza di incentivi?

Mancano cento milioni all’appello, per cui siamo alla parte conclusiva di questo Quinto Conto. Non posso sapere se il Governo nascente prenderà delle nuove misure, non lo sa nessuno.

Il fatto di aver incluso anche gli impianti fotovoltaici nelle detrazioni fiscali è un intervento spot, legato alle leggi finanziarie annuali e ai singoli Governi che vorranno confermare o meno questo tipo di misure.

Onestamente non lo vedo come un sistema a reale supporto, è un po’ come gli ecoincentivi per le auto…

E quindi, dopo gli incentivi, il diluvio come è successo nel mercato dell’auto?

Non sono un esperto di questo mercato, chiunque più esperto di me può smentirmi, ma anche l’auto come l’energia è in un momento di transizione: si passa da un settore con prodotti a propulsione tradizionale verso il mercato dei veicoli elettrici. Dove, guarda caso, il fotovoltaico potrebbe avere un grande ruolo.

Visto che si parla della nuova Internet dell’energia, io credo che questo sia il futuro e che sia inanellato non con un settore in particolare, ma con l’intero sistema economico.

Citerei le parole dell’attuale presidente del Consiglio, Mario Monti, che commentando la Strategia Energetica Nazionale sosteneva che gli interventi di efficientamento energetico e di sostegno alle energie rinnovabili non dovevano essere considerati come interventi di “green economy” o di “nuova economia”. Ma dovevano semplicemente essere la nuova normalità dell’economia.

Ma, a questo punto, dobbiamo parlare di grid parity. Voi avete segnali di un avvento della parità di rete? ad esempio, avete ancora ordini per grossi impianti fotovoltaici a terra da realizzare anche senza incentivi?

Di richieste ce ne sono, ma credo che tra le richieste e i fatti ce ne passi. Ritengo che attualmente noi non siamo in grid parity: quello che si è raggiunto già al sud è una parità di costo di generazione. Purtroppo dobbiamo andare a considerare tutti gli altri oneri che sono una parte consistente del prezzo dell’elettricità.

E gli oneri di sbilanciamento che si vorrebbero far pagare alle rinnovabili? Li ritiene giusti?

Probabilmente noi potremmo essere tra i pochi paesi a prendere una scelta di questo tipo. Capisco le ragioni di chi possiede oggi diverse centrali termoelettriche, ma dobbiamo anche chiederci se a suo tempo tutte queste centrali siano state un giusto investimento per l’Italia.

A mio modo di vedere c’è stato un errore di valutazione in passato e adesso, per assurdo, ne potrebbero pagare le spese le rinnovabili. La dice lunga il fatto che la Strategia Energetica Nazionale è arrivata molto dopo gli investimenti in nuove centrali.

Dopo aver dato degli incentivi alle rinnovabili, e io credo che sia stata un’ottima mossa visto che altri paesi lo hanno fatto e persino la strategia europea va in quella direzione, sarebbe strano che oggi andassimo a bastonare quello che abbiamo precedentemente incentivato. Andando anche in direzione opposta di quello che chiede l’Europa.

Come dire: abbiamo fatto un errore una volta e adesso ne facciamo un altro per riparare a quello precedente…

Tutto questo nostro ragionamento, però, non può prescindere dall’esito dell’indagine antidumping dell’Unione Europea contro il fotovoltaico made in China.

Dall’inizio di questo mese ogni pannello che entra in Europa proveniente dalla Cina è sottoposto al tracciamento, che sia l’inizio di una procedura che porterà a breve ai dazi preventivi e, poi, definitivi?

Non è affatto detto: è una prassi ordinaria che viene attuata in un regime di investigazione. Se c’è una fase investigativa in atto per forza di cose, quando si presume una violazione in termini di concorrenza, si deve attuare una registrazione dei prodotti importati.

Non a caso vengono registrati i prodotti o di origine o di manifattura cinese. è nel pieno della procedura, è prassi. Ma prima di arrivare a una decisione finale ci sarà un giudizio tecnico, sul quale poi tutti i Governi saranno chiamati a dare un parere.

Sarà vincolante quello che decideranno i vari paesi membri. Quello che posso vedere è che ci sono tanti pareri discordanti. Spero che anche l’Italia valuti attentamente questa ipotesi, anche perché a pagarne le spese non saranno certamente solo le aziende colpite dai dazi.

Chi pagherà, allora, il prezzo maggiore?

Le aziende hanno un respiro internazionale, operano su tanti mercati. Noi non siamo solo in Italia, siamo presenti in decine di paesi nel mondo. Per assurdo, i produttori locali europei potrebbero pagare il prezzo più alto visto che importano semilavorati proprio dai paesi asiatici.

Nell’area europea di aziende che producono tutti i semilavorati e coprono tutta la catena del valore praticamente non ne esistono, quindi ci potrebbe essere un contraccolpo indiretto anche per i produttori locali. E poi ci sarà una forte ripercussione sul consumatore finale, che potrebbe vedersi negata la grid parity di cui parlavamo prima a causa dell’aumento dei prezzi.

Quindi lei sostanzialmente concorda con lo studio AFASE, secondo cui i dazi al fotovoltaico cinese potrebbero costare all’Europa miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro?

Assolutamente sì.

20 marzo 2013
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