Non solo le celle e i moduli fotovoltaici, ma anche il vetro utilizzato per costruire i pannelli solari, sotto la lente di ingrandimento dell’Unione europea. Accogliendo la richiesta formulata a inizio febbraio da EU ProSun Glass la Commissione ha dato inizio il 26 aprile all’indagine ufficiale sulla eventuale concorrenza sleale dei cinesi nel settore del vetro fotovoltaico.

Secondo EU ProSun Glass, lobby di rappresentanza dei produttori di vetro fotovoltaico europei (ne rappresenta oltre il 25%, soglia minima per poter chiedere un’indagine anti dumping), la Cina offre ingenti aiuti statali alle sue aziende che possono di conseguenza vendere in Europa il loro vetro a prezzi stracciati e fuori mercato.

Come nel caso dell’altra indagine, quella sulle celle e i moduli cinesi richiesta da Eu ProSun (associazione distinta e separata da Eu ProSun Glass), la procedura è chiara: la Commissione europea invierà dei questionari alle parti interessate per ottenere le informazioni necessarie a stabilire se ci sia effettivamente concorrenza sleale e, eventualmente, quali danni economici stia arrecando ai produttori europei.

I questionari verranno mandati ai produttori di vetro, sia esteri che europei, agli importatori e alle associazioni di categoria del settore. Qualora dovesse emergere che la concorrenza sleale c’è, e che sta danneggiando le aziende europee, bisognerà anche stabilire se l’imposizione di dazi al vetro fotovoltaico cinese faccia bene o male all’industria comunitaria.

E su questo punto si apre un mondo di interpretazioni opposte e contrarie, come dimostrano le frequenti prese di posizione pro o contro i dazi a celle e moduli fotovoltaici cinesi, delle quali vi diamo notizia con cadenza quasi settimanale.

Importanti anche i tempi dell’indagine: potrà durare al massimo 13 mesi, quindi fino al 26 maggio 2014, e dopo sei mesi dall’inizio della procedura sarà possibile imporre dazi preventivi qualora dovesse emergere almeno un forte sospetto di dumping sul vetro fotovoltaico cinese.

30 aprile 2013
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