L’Unione europea ha annunciato di recente la sua decisione di esentare i moduli solari cinesi formati da celle made in Taiwan dall’accordo commerciale raggiunto l’anno scorso con la Cina per evitare le pratiche di concorrenza sleale degli esportatori cinesi di pannelli fotovoltaici. Questa deroga potrebbe rendere inefficace l’intesa antidumping raggiunta tra Bruxelles e Pechino.

L’accordo, negoziato nell’estate 2013 dal Commissario UE per il commercio Karel de Gucht, prevede un prezzo minimo per i moduli di fabbricazione cinese, nonché un tetto annuo della quantità di tali pannelli che possono essere esportati in Europa (7 GW di capacità totale). Lo scorso dicembre, però, l’Unione Europea ha comunicato una deroga per i moduli assemblati in Cina con celle solari taiwanesi.

Questa eccezione, secondo alcuni addetti ai lavori, potrebbe rendere l’accordo dell’estate scorsa del tutto privo di senso, dal momento che i moduli “effettivamente cinesi” da esportare in Europa avrebbero una capacità di gran lunga inferiore ai 7 GW previsti dal tetto annuale.

I produttori europei di pannelli e celle solari, guidati da SolarWorld, potrebbero presto chiedere conto a Bruxelles della speciale deroga per i componenti taiwanesi, che sembrerebbe aver minato in qualche modo la credibilità del Commissario de Gucht. Il quale, d’altra parte, sembra più che altro impegnato sul fronte della rimozione di tutte le barriere commerciali dai prodotti della green economy, un obiettivo condiviso anche dal Centro Internazionale per il Commercio e lo Sviluppo Sostenibile (ICTSD).

Ha dichiarato infatti Joachim Monkelbaan, rappresentante dell’ICTSD:

Che si possano risolvere le dispute del passato resta da vedere, ma l’obiettivo a lungo termine dovrebbe essere quello di rimuovere tutte le barriere commerciali per i prodotti sostenibili, e non solo le tariffe antidumping.

29 gennaio 2014
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