Dopo l’avvio delle misure antidumping da parte della Commissione europea, Pechino è pronta a rispondere colpo per colpo. A dirlo sono alcuni analisti internazionali, che annunciano una possibile rappresaglia tariffaria da parte della Cina, cosa che porterebbe a una vera e propria guerra dei dazi. Allo stesso tempo, spiegano gli analisti, ci sarebbero anche scappatoie commerciali che potrebbero “ammorbidire” la situazione.

I produttori di pannelli solari sono già stati duramente colpiti dall’eccesso di offerta e dal calo del prezzo dei prodotti. Secondo IHS, le misure antidumping aggraveranno enormemente la situazione, portando la Cina a rispondere a sua volta con dazi che vanno dal 30% al 50% sui prodotti europei e americani: una strategia che, nel mondo dei giochi di ruolo, si chiama tip-for-tap e indica la capacità di rispondere colpo su colpo alle provocazioni. Ma, secondo Glenn Gu, analista senior di IHS, ci sarebbero delle scappatoie che i produttori e i compratori possono attuare per mitigare il problema:

L’incidenza dei dazi sarà importante ma, allo stesso tempo, sarà mitigata da fattori come gli sforzi da parte degli acquirenti e venditori per bypassare le tariffe.

L’industria del pannello solare di silicio ha, infatti, una lunga catena di fornitura, a partire dal silicio policristallino, che viene poi trasformato in lingotti, wafer, celle e moduli. I produttori comunitari, in questi anni, hanno coperto oltre l’80% del mercato europeo, con un export di pannelli del valore di 217 miliardi di dollari nel 2011. In Cina, secondo
Ray Lian Rui, analista presso la società di consulenza NPD Solarbuzz, il volume delle importazioni, del valore di 2,1 miliardi di dollari nel 2012, è aumentato del 27,4% in più rispetto all’anno precedente. In particolare, gli Stati Uniti sono stati il principale esportatore di polisilicio per impianti cinesi, pari al 39% del totale, seguiti dalla Germania con il 25% e dalla Corea del Sud con il 24%.

Secondo Gu, i modi per bypassare le tariffe sono vari. Il primo e il più semplice è quello di “auto escludersi” dalla trasformazione in atto: una ditta europea può fornire polisilicio a imprese del continente per la trasformazione in pannelli, che verranno poi spedite al cliente in UE. Un’altra possibile soluzione è l’esternalizzazione del processo per trasformare il silicio policristallino in lingotti, tramite strutture di un paese terzo non interessato dalle tariffe: così facendo, i produttori continentali potrebbero poi importare i lingotti per ulteriori elaborazioni.

In particolare, il mercato americano sembra essere più favorevole all’attuazione di queste scappatoie: negli States, infatti, le tariffe intervengono solo sul pannello ultimato. I produttori cinesi, infatti, possono inviare i wafer da trasformare in celle, oppure acquistare le celle direttamente da Taiwan. Quali che siano le soluzioni migliori da adottare, una cosa è certa: il mercato globale del fotovoltaico, secondo le stime di IHS, arriverà a 35 GW di potenza, grazie alla domanda asiatica, mentre il volume del mercato europeo è destinato a ridursi di oltre un terzo del valore attuale. Infatti, mentre la Cina, malgrado tutto, è comunque destinata a diventare il più grande mercato globale del fotovoltaico nel 2013, a beneficiare di un’eventuale guerra delle tariffe saranno soprattutto paesi come Taiwan, Corea del Sud e Malesia.

18 giugno 2013
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