I dazi provvisori sul fotovoltaico cinese sono l’argomento più scottante del momento. È in atto una “solar war”, che si sta allargando anche ad altri settori, che vede contrapposta l’Europa alla Cina. I primi contatti diplomatici stanno avvenendo in queste ore, ma l’incertezza regna sovrana su come evolverà la situazione.

Per fare chiarezza sulla situazione e sulle mosse del più grande produttore di moduli fotovoltaici al mondo, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande a Fabio Patti, Amministratore Delegato di Yingli Green Energy Italia (YGEI).

La solar war è in pieno svolgimento. Le notizie sono contrastanti: c’è chi mette in evidenza i danni prodotti dai dazi e chi invece ne esalta i possibili benefici. Dov’è la verità?

Più che di “solar war” parlerei di una “trade war” a cui stiamo assistendo, una controversia cioè ben più larga e non limitata soltanto al solare. Esistono comunque dei punti di vista contrastanti, e tutti vanno rispettati. Quello che posso dirle è che qualunque azione comporti l’imposizione di dazi, o comunque di misure protezionistiche che vadano in qualche modo a modificare il normale corso del mercato globale, in particolar modo del solare (primo settore a essere chiamato in causa), provocherebbe degli effetti non benefici, perché storicamente azioni protezionistiche non hanno fatto altro che richiamare ulteriori azioni di natura protezionistica. Il risultato dunque è un inasprimento della chiusura dei rispettivi mercati con conseguente perdita di competitività e nessun guadagno. La mia opinione quindi è che, anche in questo caso, non ci sarebbero né vincitori, né vinti.

Riguardo alle possibili conseguenze derivanti dall’imposizione di tariffe punitive,le posso citare un recente studio indipendente di IHS, dove i ricercatori hanno stimato che per effetto dell’introduzione dei dazi, in Europa ci potrebbe essere una rilevante riduzione della potenza installata, si parla di una contrazione di 1,3 GW, già a partire dai prossimi mesi.

Dal vostro punto di vista si è già potuto percepire un contraccolpo derivante dai dazi provvisori oppure è ancora presto per avere dei dati?

Già l’introduzione dell’11,8% ha avuto certamente i suoi effetti sui grandi impianti che sarebbero dovuti partire in grid parity. Su quel tipo di impianti c’è un effetto sui tempi di ritorno, quindi nella competitività. Un’imposizione dell’11,8% sposta l’asse verso l’alto, confermando le nostre preoccupazioni: con l’imposizione dei dazi la grid parity si allontana.

Nel comunicato della Commissione europea era stata palesata la volontà di intavolare una discussione per sospendere i dazi. Per quanto le risulta ci sono novità da questo punto di vista?

Esistono dei dialoghi in corso, ma al momento non so dire se sfoceranno in buone o cattive notizie. Yingli ha senz’altro confermato, da subito, la piena disponibilità a collaborare ancora alle indagini e a far sì che il dialogo tra Cina e UE prosegua e sia a ogni modo proficuo.

Nel caso non si arrivasse a un accordo sulla sospensione dei dazi ritenete possibile una delocalizzazione degli impianti di produzione di Yingli?

Al momento attuale non ci sono intenzioni o azioni tali che facciano presagire una delocalizzazione dei nostri impianti produttivi. Il momento è di forte incertezza, dobbiamo vedere come evolverà la situazione attuale. Tuttavia, ci teniamo pronti su più fronti e, ovviamente, abbiamo già disegnato diversi possibili scenari per reagire all’eventuale imposizioni di dazi definitivi, nulla però è stato deciso. Solo quando vi sarà chiarezza sul futuro del mercato europeo, sui dazi e sul loro importo effettivo premeremo il “bottone giusto”.

5) L’Europa, quindi, potrebbe diventare un mercato decisamente difficile, su quali altri mercati punterete da qui al 2014?

Il mercato europeo è diventato certamente più competitivo, ma non difficile; ci sono tante sfide, anche nascoste, proprio perché in Europa il mercato è ormai più maturo e dunque necessita di strategie diversificate, ma ciò non significa che vada abbandonato, sarebbe un errore. D’altro canto, esistono sicuramente nuovi mercati come il Sud America, il Sudafrica o la Cina, dove si stanno schiudendo opportunità interessanti. In Perù, ad esempio, Yingli ha chiuso da poco un accordo da 40 MW, e la stessa cosa è stata fatta in Sudafrica poche settimane fa con 96 MW per il progetto “Jasper”. In Cina, poi, c’è un piano ambizioso per il solare fotovoltaico: il paese sta investendo tantissimo nel fotovoltaico, penso sia il paese che nell’ultimo biennio abbia avuto un tasso di investimento nelle rinnovabili tra i più alti al mondo; in particolare vi è stato un innalzamento del target di potenza installata di solare fotovoltaico da 15 a 21 GW. Quindi è uno dei mercati a cui Yingli guarda con più attenzione.

Qui in Europa, invece, e in particolare in Italia, il futuro sarà un futuro di microgenerazione diffusa, con un forte orientamento all’autoconsumo. Tutto però dovrà andare di pari passo con gli investimenti che sono già in atto per le smart grid e quindi per le città intelligenti.

21 giugno 2013
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