Datteri: perché si mangiano durante le feste?

Sono fra i frutti più amati delle festività invernali, con un consumo costante da Natale fino all’Epifania: i datteri conquistano grandi e bambini, grazie al sapore dolce e al loro grande carico di energia. Perché, tuttavia, queste prelibatezze di origine mediorientale sono state associate alle celebrazioni natalizie, quali sono le origini di questa singolare tradizione?

Sebbene non vi siano dei precisi documenti che giustifichino, a livello storico, l’usanza di consumare e regalare datteri durante le feste di fine anno, molte sono le ipotesi avanzate nel corso degli anni, alcune più folcloristiche e suggestive, altre invece decisamente più verosimili. Di seguito, qualche informazione utile.

Datteri: le origini antiche

Datteri

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La centralità dei datteri all’interno dell’alimentazione umana ha origini antichissime, con radici ben salde nelle popolazioni che, nel corso dei secoli, hanno abitato l’intero Medio Oriente. La ragione è molto semplice da comprendere: considerato come il frutto derivi da una palma, amante dei climi caldi e dell’esposizione solare, la varietà ha trovato enorme diffusione non solo nei Paesi nordafricani che si affacciano sul Mediterraneo, ma anche e soprattutto spostandosi a est. Per le popolazioni che abitano questi luoghi, i datteri hanno sempre rappresentato una fonte di nutrimento abbondante e facilmente reperibile, nonché dalle enormi capacità ricostituenti: il frutto è infatti estremamente calorico – quasi 300 kcal per 100 grammi di prodotto – e ricco di sali minerali e vitamine, utili al rafforzamento dei muscoli e al recupero delle sostanze nutritive perse con la sudorazione.

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Considerato un prodotto prezioso e un alleato di salute, attorno al dattero si sono sviluppate quindi le più svariate tradizioni, nonché le più insolite leggende. In India e in Pakistan, ad esempio, la cultura popolare associa all’alimento il concetto di fertilità: secondo l’usanza locale, il consumo regolare aiuterebbe le donne nel concepimento, mentre per gli uomini sarebbe un fenomenale afrodisiaco. Per le popolazioni arabe, invece, il dattero è un dono divino, poiché modellato dalla stessa creta che ha dato origine all’uomo. Nell’antica Roma, pare che Augusto amasse particolarmente il gusto dolce degli esemplari, tanto che leggenda vuole la prima palma capitolina sia nata proprio da un seme gettato a terra dall’Imperatore.

Datteri: la tradizione religiosa

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L’associazione del dattero con le festività deriva sia dalla disponibilità tipica del frutto in alcune stagioni dell’anno che, ovviamente, a tradizioni religiose di varia natura. Sul primo fronte, il frutto giunge alla sua massima maturazione nel mese d’ottobre e, considerato come venga perlopiù consumato essiccato, ha una durata estesa per diversi mesi: è quindi disponibile per tutta la fine dell’anno, proprio in concomitanza con il Natale. Inoltre, rappresentando una soluzione decisamente calorica in una stagione solitamente più rigida sul fronte dell’alimentazione, ha da sempre colto i favori delle più svariate popolazioni.

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È forse un episodio legato alla figura di Maria, però, ad averlo legato indissolubilmente a Natale. Secondo sia la tradizione orale del cristianesimo, che da un racconto presente nel Corano, i datteri avrebbero accompagnato la nascita di Gesù. Stando a quanto tramandato, poco prima del parto Maria si avvicinò a una palma, a cui vi si appoggiò data la fatica e i dolori tipici della gravidanza. Dalla pianta caddero però tre datteri, che le permisero di ritrovare immediatamente le forze e la serenità. Il fatto venne considerato straordinario, proprio poiché i datteri giungono a maturazione tra la fine dell’estate e ottobre e non nel mese di dicembre, tanto da considerare miracoloso l’accaduto. Da allora, il frutto viene celebrato nelle ricorrenze legate alla natività.

28 dicembre 2017
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