L’Unione Europea valuterà nella prossima riunione del Consiglio agricoltura la proposta sul taglio della data di scadenza, avanzata dall’Olanda e dalla Svezia. L’esenzione dell’obbligo di indicare il termine minimo di conservazione, in caso di approvazione delle nuove norme, potrebbe essere applicata a prodotti a lunga conservazione come il pane, la pasta e il caffé sui quali noi italiani vedremmo scomparire, nello specifico, la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro”.

Il termine minimo di conservazione, TMC, differisce dalla data di scadenza vera e propria, indicata con “Da consumarsi entro”, e sta a indicare la data entro cui il prodotto mantiene intatte le sue caratteristiche nutritive e organolettiche. Superata questa data, anche se il prodotto può essere ugualmente consumato senza rischi per la salute, inizia a perdere in gusto e in odore. Il Termine Minimo di Conservazione si applica oggi a tutti i prodotti non facilmente deperibili, per i quali invece è obbligatorio riportare una data di scadenza tassativa pena gravi rischi per la salute dei consumatori.

La proposta dei Paesi nordici ha già ricevuto l’appoggio di altri Stati membri. L’Austria, la Germania, la Danimarca e il Lussemburgo si sono infatti dichiarati favorevoli, mentre in Italia la notizia è stata accolta polemicamente dalla Coldiretti che vede in questa proposta un tentativo di livellare al basso la qualità dei prodotti. Come denuncia l’associazione agricola, sempre in prima linea per difendere i prodotti made in Italy dall’omologazione comunitaria:

Si tratta del solito tentativo dei Paesi del Nord Europa di livellare il cibo sulle tavole europee a uno standard di qualità inferiore al nostro con la scusa di tagliare gli sprechi alimentari che nell’Unione Europea hanno raggiunto il quantitativo record di 89 milioni di tonnellate di cibo.

Oggi la data di scadenza viene fissata dalla legge solo per prodotti come uova e latte, facilmente deperibili. Per il resto sono le aziende stesse a valutare, in base ai procedimenti e agli ingredienti impiegati, quanto può resistere un prodotto. Ma cosa succederebbe se la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro” sparisse? La Coldiretti porta l’esempio dello yogurt, alimento salutare solo se consumato fresco:

Per lo yogurt, che dura un mese, il prolungamento di 10-20 giorni non altera l’alimento, ma riduce il numero dei microrganismi vivi.

L’Unione Europea con questa mossa intende evitare che si cestinino prodotti a lunga conservazione, come la pasta, solo perché la data del TMC è stata superata. Cibo magari ancora intatto che viene gettato solo per precauzione. Senza necessità di rivedere le norme alterando la qualità dei cibi, forse basterebbe non acquistare grossi quantitativi, stilare un menu antisprechi settimanale, combattendo la tendenza all’accumulo di cibo in dispensa. Buone misure antisprechi che gli italiani, secondo Coldiretti, starebbero già mettendo in atto da tempo a causa della crisi economica.

19 maggio 2014
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Agi
I vostri commenti
Robi, lunedì 19 maggio 2014 alle23:37 ha scritto: rispondi »

Concordo pienamente. Io guardo sempre la data di scadenza, ma poi, in base anche a ciò che vado a comprare, diciamo che "me ne frego". indicando la data di produzione ed il TMC come spiegano nell'articolo, si risolverebbero un sacco di problemi

Silvano Ghezzo, lunedì 19 maggio 2014 alle22:56 ha scritto: rispondi »

Sarebbe molto meglio mettere la data di produzione dell'alimento che quasi mai risulta indicata nella confezione, o quanto meno vieve criptata con sigle varie ; il tutto ci renderebbe edotti sulla vera durata del prodotto.

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