Danni causati dai gatti randagi: si pensa ai contraccettivi

Si discute ormai da tempo, in diversi Paesi del mondo, delle possibili soluzioni da adottare per gestire la sempre maggiore popolazione di gatti randagi. Questi animali, come spiegato da diverse ricerche condotte nel corso degli ultimi anni, possono avere un impatto molto importante sulla biodiversità, poiché risultano predatori di molte specie – dagli uccelli ai roditori – in via d’estinzione. Ha fatto molto discutere negli ultimi anni, ad esempio, la decisione dell’Australia di avviare un piano esteso di soppressione. Per altri, invece, la risposta più adatta è la sterilizzazione, per evitare che la popolazione cresca ulteriormente, assestandosi a livelli normali con il tempo.

Non è però semplice catturare i gatti randagi per sottoporli alla procedura di sterilizzazione, in vista di un nuovo rilascio in natura. Solo negli Stati Uniti, infatti, si stima una presenza di felini senza dimora tra i 70 e i 90 milioni di esemplari, un dato che rende impossibile un tracciamento e una raccolta capillare. Per questo motivo, negli ultimi tempi sta diventando sempre più una possibilità il ricorso a speciali contraccettivi.

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Kelly Diehl, Senior Scientific and Communications Adviser presso la Morris Animal Foundation, ha spiegato come le trappole moderne, in vista di una cattura e successiva sterilizzazione dei quadrupedi, siano molto efficaci. Ma i costi, così come la diffusione del problema, rendono questa soluzione poco applicabile intensivamente. Per questo motivo, la Morris Animal Foundation ha supportato una ricerca da parte della Alliance for Contraception in Cats and Dogs, per sviluppare il progetto GonaCon: un metodo non invasivo, quindi non chirurgico, per controllare la riproduzione degli esemplari selvatici.

Gli esperti hanno ideato una soluzione farmacologica, tramite iniezione o somministrazione orale, che permette di garantire una protezione dal rischio di gravidanza per almeno un anno dall’assunzione. I promettenti risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Feline Medicine Surgery. Gli esperti hanno quindi testato il prodotto su due gruppi di gatti randagi, 10 sottoposti a trattamento con farmaco e 10 in un gruppo di controllo, scoprendo come tutti i felini non coperti dal contraccettivo abbiano avuto almeno una gravidanza nei successivi mesi, a differenza dell’altro gruppo.

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In media, i gatti sottoposti a contraccezione rimangono coperti per 39.7 mesi, una cifra promettente, ma non ancora in grado di escludere il rischio di gravidanza per l’intera loro esistenza, pertanto saranno necessari ulteriori studi. Tuttavia, i dati rimangono molto promettenti: la soluzione potrebbe infatti permettere di salvaguardare la biodiversità, senza giungere alla soppressione dei felini in eccesso.

17 maggio 2018
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