Le frontiere dell’edilizia ecologica continuano ad espandersi verso nuovi traguardi: a Lystrup, vicino Aarhus, in Danimarca, è stata costruita la prima “casa attiva” (Active House), secondo quanto riporta il giornale inglese Guardian.

Si tratta di un’abitazione con tecnologie innovative, completamente autosufficiente da un punto di vista energetico e che consta della possibilità di produrre energia in eccesso. A differenza delle cosiddette case passive, che grazie alla particolare forma dell’edificio (rivolta a sud) risparmiano già circa molta energia rispetto a una casa normale, la casa attiva addirittura produce un eccesso di energia ed è completamente ecologica (cioè ad emissioni zero). Ha però un grande difetto: il prezzo.

Costa infatti circa 570.000 euro, certo una somma molto elevata. L’energia elettrica che produrrà potrà essere venduta dai proprietari agli enti pubblici della zona ed, in circa 30 anni, i guadagni ottenuti dovrebbe coprire la somma pagata per l’acquisto. Inoltre, secondo i progettisti, quando la tecnologia e la tecnica di costruzione diventerà standard il suo prezzo non supererà quello di un normale trilocale. Attualmente altre nove case attive sono in costruzione in Europa.

All’interno dell’abitazione un computer centralizzato controlla temperatura e clima degli interni (aprendo e chiudendo automaticamente le finestre quando necessario), anche se l’ingegnere capo Amdi Worm ha assicurato che si può fare comunque un controllo manuale: “Se gli occupanti aprono una finestra, entro un’ora o giù di lì la finestra si chiuderà automaticamente da sola. Ma se insistono, possono scegliere di farlo e sono certo che la casa “dirà” loro che questo comportamento non è energeticamente efficiente”.

Il tetto è coperto da cinquanta metri quadri di pannelli solari e cellule fotovoltaiche: l’energia assorbita dai primi sarà utilizzata per riscaldare la casa, mentre le seconde producono elettricità. I pannelli solari forniscono acqua calda per i radiatori, ma quando il sole non c’è, parte automaticamente una pompa elettrica. Per otto mesi l’anno le celle solari producono energia in eccesso da reimmettere nella rete elettrica generale e rivendere. Nei mesi invernali la casa ricompra energia da fornitori di energia (rinnovabile naturalmente). Quando ci sarà un mercato più ampio per le macchine elettriche, ci sarà anche un attacco apposito per la ricarica nel garage. La casa ha due televisori a schermo piatto e una lavatrice, ma è senza lavasciuga per riuscire a rientrare nell’obiettivo di un consumo energetico di 4000 KWh l’anno – un po’ meno della media in Danimarca.

“Molte persone credono che se una cosa è ecologica, deve essere per forza complicata”, afferma Rikke Lildholdt, colei che ha ideato questa casa, “si tratta di vivere una vita confortevole in una casa che produce più energia di quella che usa”. I Simonsen saranno la prima famiglia a vivere in questa casa supertecnologica. Classico nucleo di moglie, marito e due bimbi, si trasferiranno il prossimo primo luglio e resteranno nell’abitazione circa un anno. Durante questo periodo scriveranno giorno dopo giorno un diario per raccontare le loro impressioni e le sensazioni che trasmette la casa.

25 maggio 2009
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Demetrio Porcino, martedì 26 maggio 2009 alle12:31 ha scritto: rispondi »

Nel ringraziare Fabio per il commento, voglio sottolineare come le differenze evidenti nel design delle case fra Italia e Danimarca (e gli UK da dove l'articolo è stato scritto...) possono rendere poco chiaro il concetto e quindi è bene chiarirlo. Il progetto di cui si parla nell'articolo del Guardian è di una villetta autonoma (detached) e l'architetto parla del suo futuro prezzo come paragonabile a quello di una villetta 'normale' di three bedroom. Nel mondo anglosassone, diversamente che in Italia, le case vengono generalmente classificate non in base ai metri quadri, ma in base al numero di bedrooms. Una traduzione completa di questo termine è 'locali abitabili' più che le stanze da letto vere e proprie (in quanto si considera bedroom anche una stanzettina piccolissima magari usata ora come ripostiglio, dove però potrebbe entrare un letto!). Una casa generica anglosassone avrà un numero di (2,3,4) bedrooms, piuù una living room (un soggiorno), una cucina ed 1/2 bagni. Quindi per la precisione chiariamo che il migliore riferimento per il settore immobiliare italiano è 'una villetta familiare'. Naturalmente anche una volta che la tecnologia progredirà, il prezzo di questa casa ecologica sarà sempre almeno quanto quello di una villetta di pari superficie...

Fabio, lunedì 25 maggio 2009 alle17:22 ha scritto: rispondi »

La traduzione è sbagliata! Invece di "il suo prezzo non supererà quello di un normale trilocale" il costruttore diceva "Non costerà più di una normale casa singola con tre camere da letto!" Three bedroom detatched... che non è affatto un "trilocale".

Lascia un commento