L’antrace da oggi potrebbe fare meno paura. L’infezione dal temibile batterio, salita spesso agli onori della cronaca per la minaccia d’utilizzo in caso d’attacco terroristico, ha trovato infatti un nemico nell’oceano: in California è stata scoperta una fanghiglia dalle proprietà antibiotiche capace di debellare il Bacillus anthracis, il responsabile della terribile malattia.

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La rivelazione è stata effettuata dallo Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California, in quel di San Diego: lo scorso anno, in una fanghiglia che solitamente si deposita sul fondo delle coste californiane, è stato rilevato il microrganismo Streptomyces, dalle peculiarità allora non completamente vagliate. Dopo mesi di test, si è scoperto come questo agente interagisse con alcuni patogeni umani, uccidendoli. Un antibiotico naturale potentissimo, tanto che oltre all’antrace si è rivelato efficace per combattere le infezioni da Stafilococco aureo resistenti ai comuni farmaci, ribattezzato Anthracimycin per le sue uniche caratteristiche. Così spiega il biologo William Fenical, a capo della sperimentazione:

La vera importanza di questo lavoro è il fatto che l’Anthracimycin presenta una nuova e unica struttura chimica. La scoperta di composti davvero nuovi è abbastanza rara. Questo studio si aggiunge alle precedenti scoperte che hanno dimostrato come i batteri marini siano geneticamente e chimicamente unici.

Ci vorranno tempo e ulteriori indagini affinché questa straordinaria novità medica possa tradursi in un farmaco disponibile al grande pubblico, ma la strada sarebbe ormai in discesa. In particolare per le infezioni da MRSA – ovvero dallo Stafilococco Aureo resistente agli antibiotici – patologia in decisa crescita e di cui non è ancora disponibile una cura efficace. Identiche speranze anche per l’antrace, sebbene si tratti di un batterio più raro e, quindi, di meno urgente risoluzione. I ricercatori californiani non si fermeranno però a questa scoperta: nell’oceano potrebbero nascondersi miliardi di altri microrganismi che potrebbero essere indispensabili per la risoluzione di malattie oggi letali, unici perché geneticamente differenti rispetto a quelli che abitano normalmente la terraferma. Sarà quindi il mare a salvare la salute dell’uomo?

3 agosto 2013
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Fonte:
BBC
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