È partendo dall’energia del sole che si sono generati tutti i combustibili presenti in natura, anche quelli fossili. È seguendo lo stesso percorso che un gruppo di scienziati dello svizzero Paul Scherrer Institut (PSI) e del Politecnico Federale di Zurigo (ETH) hanno pensato di immagazzinare l’energia termica del sole in legami chimici, per arrivare alla produzione di carburanti sintetici come metano, gas naturale, ma anche benzina e gasolio.

I risultati della ricerca sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Energy and Environmental Science. Nei loro esperimenti i ricercatori, guidati da Ivo Alxneit, chimico presso il Laboratorio di Tecnologia solare del PSI, hanno cercato di riprodurre ciò che accade negli impianti termoelettrici, raggiungendo, grazie all’energia solare, temperature di più di 1.000 °C.

In questi processi viene utilizzato anche ossido di cerio, una combinazione di cerio metallico con ossigeno. Quando si arriva a temperature pari ai 1.500 °C, l’ossido di cerio perde alcuni atomi di ossigeno. All’abbassarsi delle temperature il materiale ridotto, riacquista atomi di ossigeno.

Se molecole d’acqua e di anidride carbonica si trovano a contatto di una tale superficie attiva, liberano anch’essi atomi di ossigeno. In tal modo l’acqua (H2O) si trasforma in idrogeno (H2) e l’anidride carbonica (CO2) diventa monossido di carbonio (CO).

Dall’idrogeno e dal monossido di carbonio possono essere sintetizzati quindi combustibili sintetici di vario tipo. Utilizzando anche piccole quantità di rodio come catalizzatore è possibile produrre carburante sintetico facendo ricorso ad unico processo, evitando quello di Fischer–Tropsch, che solitamente viene messo in atto per la produzione di idrocarburi liquidi.

8 luglio 2016
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PSI
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