Dalle formiche arrivano gli antibiotici del futuro

Una delle principali sfide in ambito medico per il futuro, oltre alla gestione di patologie croniche e altre oggi prive di cura, è trovare nuovi antibiotici per il trattamento delle più comuni malattie. L’enorme impiego di questa categoria di farmaci, spesso a dir poco abusati, sta infatti rendendo sempre più evidente il problema delle resistenze: i batteri, infatti, mutano progressivamente rendendo inefficace l’azione di queste sostanze. Una nuova speranza, tuttavia, potrebbe giungere dallo studio delle formiche.

La ricerca in questione è stata condotta dagli scienziati dell’Arizona State University e della North Carolina State University, i quali hanno analizzato il comportamento e le capacità di difesa di alcuni gruppi di formiche. Questi insetti, così come l’uomo, devono infatti gestire varie patologie potenzialmente letali e, a quanto sembra, nei secoli avrebbero sviluppato la capacità di produrre delle sostanze dal forte potere antimicrobico. Dall’analisi di queste componenti, di conseguenza, potrebbero nascere gli antibiotici del futuro.

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I ricercatori hanno raccolto le sostanze presenti sul corpo di formiche provenienti da 20 specie diverse, tramite l’impiego di un apposito solvente che potesse separare le componenti con attività antibiotica da altre sostanze. Le secrezioni sono state quindi inserite in laboratori in apposite colture, con appositi gruppi di controllo, per vagliare le reazioni dei batteri all’esposizione. È quindi emerso come, in presenza delle sostanze prodotte da questi insetti, i batteri crescano più lentamente o riducano la loro moltiplicazione in modo sensibile. E, fra tutte le specie di formiche analizzate, la Solenopsis molesta sembrerebbe essere quella dalla maggiore efficacia.

Non è tutto, però, poiché i ricercatori hanno scoperto come ben 12 specie su 20 potrebbero ritornare utili per lo sviluppo di futuri farmaci per l’uomo. Al momento, però, non sembra essere ben chiaro l’uso fatto dagli stessi insetti di queste sostanze: 8 specie, ad esempio, presentano le componenti antibiotiche sul loro esoscheletro, tuttavia non sembrano avere particolare effetto sui batteri presenti in natura.

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Naturalmente lo studio, pubblicato su Royal Society Open Science, richiederà ulteriori conferme e una certa cautela: trovare sostanze antimicrobiche e antibiotiche in natura è certamente promettente, ma dalla scoperta alla possibile applicazione pratica sull’uomo può passare molto tempo, poiché non è detto che tali sostanze siano effettivamente efficaci per l’essere umano.

7 febbraio 2018
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