I gatti potrebbero essere la chiave per comprendere e combattere l’HIV, il virus dell’immunodeficienza umana. Sebbene gli studi siano solamente a livello preliminare, i ricercatori delle Università della Florida e della California hanno trovato un collegamento tra la FIV, l’HIV felina, e l’infezione umana: una proteina dell’immunodeficienza del gatto provocherebbe una risposta immunitaria nei pazienti sieropositivi.

Le epidemie di HIV e di FIV si sono sviluppate praticamente in contemporanea, a partire dagli inizi degli anni ’80. Le risposte sull’organismo dei contagiati sono pressoché le medesime – con il tempo, il sistema immunitario degli affetti viene talmente debilitato tanto da essere soggetto a numerose infezioni opportunistiche, tali da definire lo status di AIDS conclamata – sebbene i veicoli di contagio siano differenti e non vi sia un salto di specie fra i due virus. Negli uomini, infatti, la trasmissione avviene per via sessuale o per contatto con il sangue infetto, nei gatti con morsi e tagli ma non con i rapporti riproduttivi.

I ricercatori, date le similitudini di HIV e FIV, han quindi voluto vagliare la possibilità che vi fosse qualche forma di risposta immunitaria negli umani all’esposizione alla varietà felina del virus. In altre parole, si sono usati dei linfociti T presi da pazienti sieropositivi per scoprire se vi fosse un’attività anti-HIV quando esposti a piccole porzioni di alcune proteine FIV. I risultati sono stati del tutto promettenti: non solo questi linfociti rispondono alla FIV come sperato, ma vi sarebbe un particolare peptide felino che potrebbe permettere agli stessi linfociti di attaccare e distruggere il retrovirus umano. Senza pretesa di essere esaustivi – per le specifiche tecniche si rimanda all’intervento di Medical News nelle fonti – uno dei principali limiti nella produzione di un vaccino contro l’HIV è l’estrema mutevolezza dei virus e l’assenza di una vera e propria via d’accesso al suo nucleo, così che possa essere disattivato. Tale peptide felino costituirebbe proprio quel corridoio d’entrata, che potrebbe essere sfruttato per nuove cure o un vaccino nell’immediato futuro.

La strada rimane comunque molto lunga. Così come sottolinea PawNation, il prossimo passo dei ricercatori è scoprire se questo peptide della FIV sia condiviso ed effettivo nelle altre immunodeficienze in natura – come la SIV, l’HIV delle scimmie – dopodiché si potrà passare ai trial sugli umani. Non resta quindi che sperare e domandarsi: saranno i mici a salvare il genere umano da una delle più gravi piaghe degli ultimi 30 anni?

10 ottobre 2013
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I vostri commenti
Marco Grigis, venerdì 11 ottobre 2013 alle10:15 ha scritto: rispondi »

Ciao Daniela, sulle modalità di contagio della FIV non c'è accordo, così come vedrai da linee guida internazionali. È certo che il virus si trasmetta per graffi e morsi (e nei rapporti sessuali, appunto per il morso al collo del maschio nei confronti della femmina), ma sulla via sessuale - ovvero tramite liquido seminale - il mondo veterinario non è d'accordo. "Some veterinarians believe that FIV may also be spread through sexual contact with an infected cat, but there is disagreement about this."

Daniela, giovedì 10 ottobre 2013 alle20:48 ha scritto: rispondi »

Ancora una volta un articolo scritto da persone che quasi ignorano l'argomento. La mia gatta è FIV e so per certo che questa malattia si trasmette anche per via sessuale, esattamente come l'HIV umana.

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