Custodiva un maiale da 230 chili nella cantina della sua abitazione, dove il suino è rimasto a lungo tempo rinchiuso. Succede a Detroit, negli Stati Uniti, da dove giunge forse l’ennesimo caso di animal hording, ovvero di accumulo di animali. L’esemplare è stato liberato, non senza fatica, dalle autorità locali.

Il tutto è stato scoperto la scorsa settimana, quando la polizia locale pare abbia ricevuto una segnalazione anonima: all’interno di un’abitazione di Detroit, secondo la chiamata, vi sarebbe stato un maiale addirittura nutrito con resti umani. Giunti sul posto, il suino è stato effettivamente rilevato, mentre la polizia ha smentito la seconda ipotesi sollevata dalla segnalazione. I cani specializzati nel riconoscimento di cadaveri, infatti, non hanno fortunatamente rilevato alcuna anomalia.

L’animale si ritrovava rinchiuso in una piccola cantina, una sorta di seminterrato raggiungibile solo tramite una scaletta. Un luogo angusto e non idoneo per un esemplare di 230 chili, a quanto pare allevato da un accumulatore deceduto una settimana prima. Secondo la ricostruzione riportata da UPI, l’uomo sarebbe stato in possesso di altre tre abitazioni, da dove testimoni confermerebbero l’emissione di forti e acri odori, forse sempre per la presenza di animali.

Gli agenti della polizia pare abbiano confermato come la cantina fosse ricoperta da un fitto strato di feci. Con l’aiuto di una rampa e di altre strumentazioni apposite, nonché tramite un lavoro molto faticoso, il suino da 230 chili è stato rimosso dalla sua improvvisata stalla e rimesso in libertà. Il maiale sarebbe stato quindi adottato da Devoted Barn, un gruppo locale per la salvaguardia e il recupero degli animali, dove verrà accudito e gestito nel pieno del rispetto delle sue esigenze di specie. Sempre stando a quanto riportato da fonti statunitensi, le autorità ora perlustreranno le altre abitazioni di proprietà dell’uomo deceduto la scorsa settimana, per verificare l’eventuale presenza di altri esemplari indebitamente custoditi.

29 giugno 2015
Fonte:
UPI
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