Curcuma: una spezia che viene dall’Asia, ma che si è diffusa molto negli ultimi anni anche in Occidente. Grazie alle sue notevoli proprietà curative gli indiani la usano da secoli come rimedio naturale per diverse malattie. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease mostra quanto questa spezia possa essere utile nella cura dell’Alzheimer e non solo.

La curcuma contiene curcumina, che ha notevoli proprietà neuro protettive: stimola la crescita di cellule staminali cerebrali e la riparazione dei danni creati al cervello da varie patologie.

In una malattia come l’Alzheimer l’accumulo di frammenti proteici noti come beta-amiloidei (A-beta) crea le condizioni per la perdita irreversibile di neuroni: ridurre questo accumulo è fondamentale per la cura del paziente. Lo sviluppo di nuove molecole è cruciale per ridurre i beta-amiloidei: la scarsa capacità di queste molecole di attraversare la barriera emato-encefalica è stata però finora limitante.

Wellington Pham, dottorando di Radiologia e Scienze Radiologiche e Ingegneria Biomedica presso la Vanderbilt e autore senior dello studio, ha spiegato:

La curcumina permette alle molecole di attraversare la barriera, legarsi alle placche di beta-amiloide presenti e distruggerle: tutto ciò con un livello di tossicità molto basso.

Una delle maggiori difficoltà nel trattamento della malattia di Alzheimer è proprio la capacità dei farmaci di penetrare la barriera emato-encefalica: il nostro corpo ha progettato questa barriera per proteggere il cervello da eventuali molecole tossiche.

Pham, insieme ai colleghi della Shiga University of Medical Science di Otsu, in Giappone, ha messo a punto un metodo per fornire al cervello una molecola simile alla curcumina, la FMeC1. Per creare le condizioni per l’assorbimento della molecola, il team ha ideato un atomizzatore che permette di assorbire la molecola, come fosse uno speciale aerosol:

La molecola FMeC1 è un composto di perfluoro, che può essere seguito assorbito dal cervello con un procedimento non invasivo mediante risonanza magnetica. La curcumina ha una struttura chimica molto semplice, facilmente ripetibile: questo rende la creazione della FMeC1 un processo poco costoso.

Grazie ai nebulizzatori creati, il farmaco può inalato, arrivando così al cervello, attraverso le aree della corteccia e dell’ippocampo: un metodo più efficace ma anche meno invasivo dell’iniezione endovenosa.

13 gennaio 2015
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I vostri commenti
Salvatore, giovedì 21 aprile 2016 alle17:24 ha scritto: rispondi »

So che la curcuma, stimolando la neurogenesi, potrebbe essere in grado di guarire la demenza vascolare. È vero?

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