L’esperimento condotto da un team di ricerca nei laboratori del Worcester Polytechnic Institute (Massachusetts) è qualcosa di mai tentato né riuscito in precedenza: si è partiti dalle foglie degli spinaci, per arrivare a spogliarne l’impalcatura venosa e impiegarla poi per far crescere le cellule di un cuore umano, nutrendole attraverso il sistema vascolare della pianta. Il risultato è un tessuto cardiaco contenente vasi in tutto e per tutto funzionanti.

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Lo studio è stato pubblicato nei giorni scorsi sulle pagine della rivista specializzata Biomaterials, andando così a spalancare le porte a nuove attività di ricerca riguardanti le tecniche per la produzione di organi artificiali. L’obiettivo è quello di ricreare una rete di vasi capace di trasportare in modo efficiente il sangue al cuore, mediante un’irrorazione simile a quella mostrata nel tweet allegato di seguito.

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L’idea è stata di Glenn Gaudette e Joshua Gershlak, che raccontano di aver avuto l’intuizione all’improvviso, durante un pranzo, mentre discutevano di come affrontare il delicato problema legato alla scarsa disponibilità di organi da destinare ai trapianti: negli Stati Uniti muoiono in media 20 persone ogni giorno perché non possono essere sottoposte all’operazione.

Un procedimento di questo tipo richiederà ovviamente lunghe e approfondite fasi di analisi, sviluppo e certificazione, prima anche solo di poter essere sperimentato su esseri viventi e umani.

Ciò nonostante, costituisce un approccio inedito e promettente per l’evoluzione di un campo che negli ultimi anni ha già beneficiato delle potenzialità di tecnologie come quelle legate alle stampanti 3D per la riproduzione in laboratorio di tessuti in modo relativamente rapido, economico e soprattutto personalizzabile in base alle specifiche esigenze dei pazienti.

Va infine precisato che, l’esperimento condotto partendo dalle foglie di spinaci, fa utilizzo esclusivamente della struttura di cellulosa presente all’interno del vegetale, non dannosa per l’uomo e quindi presumibilmente compatibile con un impianto.

29 marzo 2017
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