Il terzo trimestre 2012 è stato terribile per l’industria fotovoltaica globale, specialmente per i produttori di attrezzature, strumenti e impianti necessari alla produzione di celle e moduli. Secondo l’ultimo PV Equipment Quarterly report di Solarbuzz, infatti, il valore economico delle cancellazioni di ordini precedentemente effettuati a causa del ridimensionamento, quando non addirittura della chiusura, delle fabbriche di fotovoltaico ammonterà a più di 3 miliardi di dollari.

Una netta contrazione degli investimenti in capacità produttiva, quindi, necessaria a riassorbire l’eccesso di produzione che si è registrato per tutto il 2012. Gli ordini arretrati, ad esempio, sono diminuiti del 30% rispetto al precedente trimestre. Ma è da inizio anno che si registrano peggioramenti a ogni chiusura di trimestre.

Altro parametro allarmante è il book-to-bill ratio, cioè il rapporto tra ordini e consegne. Nel settore fotovoltaico ormai è negativo, cioè ci sono meno ordini che consegne visto che si sta smaltendo l’arretrato senza ricevere nuove commesse. E, secondo l’analista di NPD Solarbuzz Ray Lian, ciò non è affatto normale:

Book-to-bill negativi sono estremamente rari nei settori delle attrezzature e macchinari. Persino le fasi peggiori nell’industria dei semiconduttori sono state caratterizzate da rapporti ordini-consegne positivi. Un book-to-bill negativo lascia intuire che molti piani di espansione della capacità produttiva degli impianti di produzione del fotovoltaico sono stati cancellati.

Ed era anche prevedibile, visto che per tutto il 2012 gli impianti produttivi già esistenti sono stati ampiamente sottoutilizzati. Quindi è al momento inutile e troppo costoso aumentare ulteriormente la capacità produttiva sperando in un futuro migliore.

La previsione di Solarbuzz è che, a fine 2012, gli investimenti in capacità produttiva saranno inferiori del 66% rispetto a quelli fatti nel 2011. In pratica scenderanno a livelli pre 2008: 5 miliardi di dollari in totale nel 2013 e non risaliranno prima del 2014.

Quei pochi soldi che verranno investiti nei prossimi 12-18 mesi, invece, serviranno agli aggiornamenti tecnologici (a parità di capacità produttiva) e a delocalizzare alcuni impianti per aggirare i dazi doganali imposti dagli Stati Uniti alla Cina.

24 ottobre 2012
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I vostri commenti
Friko, mercoledì 24 ottobre 2012 alle18:01 ha scritto: rispondi »

Ci vogliono i contributi e poi si parte ancora, non solo il petrolio non conviene più per problemi ambientali... e questo sarebbe già un motivo molto più che sufficiente per fermare tutto e spingerci 100 % su altre fonti, ma anche dal punto di vista energetico fa schifo! Non si può comunque pensare solo  al profitto e comportarci da idioti sempre e comunque!

cosimo, mercoledì 24 ottobre 2012 alle16:51 ha scritto: rispondi »

il mercato si sta riequilibrando, se si vende di meno che senso ha costruire nuova capacità produttiva?

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