La catena di fallimenti nel settore delle celle fotovoltaiche si allunga con altri importanti anelli. Konarka Technologies, azienda americana fondata dal premio Nobel per la chimica Alan Heeger e specializzata in fotovoltaico flessibile, il primo giugno ha portato i libri in tribunale. Non era più in grado di pagare i creditori e non ha potuto far altro che chiudere i cancelli e spegnere gli impianti produttivi. Howard Berke, CEO dell’azienda, ha spiegato i motivi della chiusura:

Konarka non è riuscita a trovare nuovi finanziamenti e, data l’attuale condizione finanziaria, non è in grado di continuare le operazioni. Questa è una tragedia per gli azionisti di Konarka, per i lavoratori e per lo sviluppo delle energie alternative negli Stati Uniti.

Al fallimento di Konarka USA è seguito, pochi giorni fa, anche quello della controllata tedesca. Konarka anche in Germania ha dichiarato fallimento ed è stata affidata al liquidatore Alexander Kubusch il quale ha dichiarato:

Non possiamo sostenere il lavoro di ricerca e sviluppo in Germania senza difficoltà, al momento. Ciò nonostante, il nostro obbiettivo deve essere quello di trovare un possibile investitore prima possibile che sia pronto a rimettere in carreggiata il lavoro di sviluppo di altissimo livello dell’azienda e di garantire il ritorno alla produzione.

Konarka è solo l’ultima delle grandi aziende del settore fotovoltaico massacrate dalla concorrenza sottocosto dei cinesi, che producono a prezzi stracciati grazie agli ingenti sussidi diretti statali. Dall’altra parte del mondo, specialmente in Europa, la domanda cala a causa del taglio agli incentivi statali al fotovoltaico. Se i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti al fotovoltaico cinese fossero arrivati prima, probabilmente, Konarka oggi sarebbe ancora viva.

Persino i giganti, in questo momento, soffrono e stanno ad aspettare che le nuove barriere doganali facciano effetto togliendo dal mercato americano i pannelli cinesi e facendo risalire i prezzi. General Electric, ad esempio, ha rinviato di 18 mesi la costruzione di un nuovo impianto produttivo di fotovoltaico a film sottile dalla capacità di 400 MW annui. Lindsay Theile, responsabile delle comunicazioni di GE Renewable energy, ha spiegato i perché di questo rinvio:

Date le dinamiche dell’industria negli ultimi sei mesi, specialmente il crollo del 50% dei prezzi e l’eccesso di capacità produttiva, pari al doppio della domanda, nel mercato dei moduli fotovoltaici, stiamo prendendo l’opportunità di riconsiderare la nostra strategia nel solare. Rifocalizzandoci sulla tecnologia, stiamo ridimensionando il nostro team e spostando i nostri dipendenti al settore tecnologico, prendendoci una pausa nella produzione.

Cioè mandano a casa gli operai specializzati e tengono gli ingegneri in attesa di buone nuove. Con un taglio al personale non meglio precisato nei numeri. Tuttavia la Theile continua a sperare che il sole possa risorgere negli Stati Uniti:

Produrre fotovoltaico negli Stati Uniti è ancora fattibile. Costruiremo la nuova fabbrica in Colorado

Fonti: Konarka, Recharge News

5 luglio 2012
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I vostri commenti
Cosimo, giovedì 5 luglio 2012 alle15:15 ha scritto: rispondi »

ma con tutto lo spazio che hanno negli Stati Uniti dovrebbero installare decine di GW all'anno!! Con i pannelli cinesi? e chi se ne importa? Se installi decine di GW all'anno fai scendere i prezzi come si è fatto fino ad ora ed hai pompato sul mercato una quantità di roba che ti permette di avere economie di scala! Vogliamo l'aria inquinata con pochissimo fotovoltaico o l'aria pulita con molto fotovoltaico?

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