Crisi fotovoltaico: First Solar chiude stabilimento in Germania

La Cina è vicina, e si sta mangiando l’industria fotovoltaica occidentale producendo sotto costo grazie ai fortissimi incentivi statali. Le ultime brutte notizie provengono dagli Stati Uniti, anche se hanno ripercussioni in quella stessa Asia dominata dai cinesi.

La californiana SunPower ha annunciato la chiusura del suo stabilimento da 125 MW annui nelle Filippine. La produzione verrà spostata all’altro impianto filippino da 575 MW, mentre la fabbrica da 600 MW Malesia rimane in funzione e resta l’impianto SunPower più grande.

Pochi giorni fa, invece, era toccato First Solar (anch’essa americana) annunciare dolorosi tagli al personale e ai costi operativi. Meno 2.000 posti di lavoro, il 30% del totale dell’azienda dell’Arizona, per far scendere i costi di 30-60 milioni di dollari nel 2012 e 100-120 milioni nel 2013. In questo modo, afferma First Solar, i prezzi delle celle fotovoltaiche dovrebbero scendere dagli attuali 70-72 centesimi di dollaro al Watt ai previsti 60-64 centesimi.

Secondo Mark Widmar, AD di First Solar, l’azienda non ha possibilità di scelta:

Il mercato del solare è cambiato e anche noi dobbiamo cambiare.

Tutto ciò perché è cambiata profondamente la domanda di celle fotovoltaiche, soprattutto nel mercato europeo massacrato dai continui cambiamenti alle politiche pubbliche sugli incentivi alle energie rinnovabili. La Cina, mentre gli Stati europei giocano con i numeri, continua impietosamente a fare dumping sui prezzi.

E, così, First Solar si trova costretta a chiudere il suo stabilimento tedesco. Widmar smentisce che l’azienda sia in cerca di un compratore ma spiega:

Non faremo più affari del genere in Europa.

E conferma che First Solar si concentrerà sui mercati emergenti anche se privi di sussidi pubblici. Che avranno anche volumi minori, ma molta più stabilità. L’instabilità della domanda di fotovoltaico in Europa, invece, si scontra con la mancanza di flessibilità “alla cinese” nel mondo del lavoro che impedisce di ridurre il personale quando c’è un eccesso di produzione.

Per completare il quadro della crisi del fotovoltaico in America e Europa bisogna citare anche altre aziende. La tedesca Q.Cells ha portato già i libri in tribunale, subito dopo Solon e Solar Millennium. Odersun prevede poi di avere liquidità in cassa fino a fine maggio. L’altra statunitense United Solar Ovonic (azienda di proprietà di Energy Conversion Devices che vende celle fotovoltaiche con il marchio Uni-Solar e ha anche uno stabilimento a Villafranca, in provincia di Verona) è anch’essa in profonda crisi.

Ancora in Italia, nel brianzolo, Solarday (controllata da MxGroup) è in liquidazione. Lo si legge nella home page sul sito dell’azienda.

Tornando a livello globale, invece, dalla settima conferenza Photon in Germania è emerso un dato allarmante: dei circa 120 produttori di moduli fotovoltaici più grandi attivi a inizio 2012, almeno la metà sparirà dal mercato nel 2013. E questo numero si dimezzerà ulteriormente nel 2014.

| DailyE

18 aprile 2012
Lascia un commento