Continuano le brutte notizie per il settore fotovoltaico, anche se non si tratta che di conferme a quanto già si sa da mesi: le installazioni rallentano, la produzione è eccessiva e gli introiti delle aziende attive nel settore sono ben al di sotto di quanto i manager si aspettassero fino a sei mesi fa. L’ultima azienda a lamentare problemi è Aleo Solar, di proprietà del gruppo Bosch, che quest’anno guadagnerà molto meno del previsto.

La compagnia prevedeva vendite complessive nel 2012 per 410 milioni di euro, poi corretti a 370 milioni, ma saranno appena 280 milioni. Il calo previsto, nel terzo trimestre del 2012, sarà del 50% rispetto allo stesso periodo del 2011. Anche per far fronte ai volumi di vendita nettamente inferiori Aleo Solar ha recentemente sciolto il contratto di fornitura di moduli con la cinese Avim Solar: quel poco che sarà venduto, quindi, Aleo Solar lo produrrà tutto in Germania per mantenere i livelli occupazionali.

Ma ci sono notizie anche peggiori: i capitali stanno scappando dal fotovoltaico. Secondo l’ultimo Solar Funding and M&A quarterly report di Mercom Capital Group, infatti, i finanziamenti di Venture Capital (cioè quelli provenienti dai grandi fondi di investimento che hanno finanziato lo sviluppo del fotovoltaico negli ultimi anni), sono letteralmente crollati negli ultimi mesi. Se nel terzo trimestre dell’anno scorso erano pari a 372 milioni di dollari, e nel secondo di quest’anno ancora reggevano con 376 milioni, in questo terzo trimestre 2012 si si fermano ad appena 72 milioni di dollari. Era dal 2008 che non veniva chiuso un trimestre con meno di 100 milioni di dollari investiti nel fotovoltaico.

In 12 accordi di finanziamento su 14 in totale i soldi li hanno messi gli investitori americani, negli altri due casi i dollari sono arrivati da Australia e Israele. Anche i volumi di denaro trattati sono stati bassi: SolFocus (compagnia molto attiva nel fotovoltaico a concentrazione, ritenuto la prossima frontiera del solare) ha raccolto 15 milioni di dollari, Solexel ne ha racimolati 11,5 e Draker 8 milioni. Nel terzo trimestre del 2011 gli accordi sono stati più del doppio: 31. Numeri molto chiari, ben poco da interpretare.

A fine 2012, sommando tutti gli accordi di finanziamento di tutti e quattro i trimestri, a vincere saranno gli operatori del “downstream”. Cioè le aziende che si occupano anche, se non soprattutto, dell’installazione del fotovoltaico più che della sua produzione. Questo settore a fine anno raccoglierà 258 milioni. Reggono anche le società di produzione del film sottile, con 246 milioni di dollari raccolti, che dal 2010 ad oggi sono riuscite ad intercettare più di un miliardo di investimenti.

Fa caso a parte, come al solito, la Cina che, tramite la China Development Bank (CDB) ha finanziato soprattutto il debito delle compagnie. Cioè l’emissione di bond o altri titoli simili, la concessione di finanziamenti agevolati, accordi strategici di finanziamento a lungo termine. CDB nel 2012 ha erogato sotto varie forme 93,8 milioni a Canadian Solar, 32 milioni a Suntech, 324 milioni a Yngli Green Energy e 273 milioni a altre aziende.

Confrontando i nomi di queste aziende con la classifica 2012 dei produttori di fotovoltaico si ha una prima risposta sul perché del del successo cinese nel settore solare. Ma tutto potrebbe cambiare nel giro di poco, perché lo stesso Governo cinese si è accorto di aver prestato troppi soldi ai suoi campioni nazionali drogando il mercato e causando una forte sovraproduzione di silicio, wafer, celle e moduli che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza anche delle aziende cinesi.

Fonti: Mercom, PV-Magazine, PV-Tech

9 ottobre 2012
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