È un’Italia sempre più attenta a risparmiare sugli alimenti quella descritta dal rapporto “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani”, presentato oggi nel corso dell’Assemblea Nazionale di Coldiretti. La crisi economica, spiega l’associazione degli agricoltori, sta modificando profondamente sia il modo di fare la spesa degli italiani, sia la lista di ciò che si compra, sia la tendenza a produrre rifiuti.

Secondo il rapporto, infatti, 43% degli italiani ha iniziato comprare tagli di carne alternativi, quelli meno conosciuti ma di solito più economici. E solo il 5% compra esclusivamente tagli pregiati, ormai considerati un lusso. Per Coldiretti, però, non tutti i mali vengono per nuocere:

È importante proprio in un momento come questo valorizzare anche i tagli minori di carne nella consapevolezza che, per esempio, del bovino non esiste solo la richiestissima fiorentina, ma ci sono altre parti dal sapore caratteristico che appartengono alla tradizione culinaria italiana come per esempio i famosissimi bolliti piemontesi, la squisita faentina (pancia tagliata a fette e cotta alla griglia), la lingua salmistrata e la trippa in umido amata dall’intero centro sud della nostra penisola.

Questo ha anche un risvolto culturale e ambientale da non sottovalutare: non si butta più nulla. E non solo della carne, ma anche degli altri alimenti. Secondo la rilevazione Coldiretti, infatti, il 66% degli italiani dichiara di fare la spesa in modo più oculato rispetto al passato, il 43% ha ridotto le dosi acquistate, il 53% riutilizza ciò che avanza e il 45% presta maggiore attenzione alle date di scadenza.

Anche gli imballaggi contano: il 30% degli intervistati dichiara di voler risparmiare e di preferire prodotti alimentari sfusi. Anche in questo caso Coldiretti plaude a questa tendenza:

L’acquisto di prodotti alimentari sfusi è la nuova frontiera del consumo sostenibile che consente di conciliare la necessità di risparmio con quella di ridurre l’impatto ambientale e la produzione di rifiuti. Oltre la metà dello spazio della pattumiera nelle case è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40 per cento della spazzatura che si produce ogni anno in Italia. L’agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio.

Con il paradosso che l’imballaggio può costare anche di più del prodotto stesso, soprattutto nel caso delle verdure:

Nel caso dei fagioli in scatola la confezione incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento.

Poi c’è il trasporto, la conservazione, il ricavo dei supermercati. E all’agricoltore non resta nulla in tasca. Per questo motivo Coldiretti invita i consumatori a scegliere prodotti a filiera corta, che fanno poca strada, a comprare nei mercati scegliendo prodotti locali. Specialmente i mercati di Campagna Amica, gestiti direttamente dalla stessa associazione:

Nei mercati vengono contenuti gli sprechi di imballaggi con l’offerta, ad esempio, di latte sfuso o dei legumi con il dispenser, sono banditi gli ogm e sono messi a disposizione spesso servizi di vendita a domicilio e offerte speciali per i gruppi di acquisto solidale (Gas) formati da condomini, colleghi, parenti o gruppi di amici che decidono di fare la spesa insieme per ottenere condizioni vantaggiose, ma soprattutto per garantirsi la qualità di quanto portano in tavola.

L’idea, quindi, è di togliere di mezzo gli imballaggi costosi e inquinanti e di tornare a prodotti tradizionali. Quelli un tempo definiti “poveri” ma che, in realtà, sono ormai quasi gli unici in grado di garantire agli agricoltori di sopravvivere. Perché se muoiono gli agricoltori muore anche l’agricoltura e noi, a quel punto, cosa mangiamo?

5 luglio 2012
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