Dopo l’introduzione di pesanti barriere doganali negli Stati Uniti contro il fotovoltaico cinese prodotto sotto costo, che potrebbero avere importanti ripercussioni sul mercato già entro la fine di quest’anno, anche in Europa in molti pensano che si debbano introdurre misure simili per rallentare l’invasione dei moduli e delle celle fotovoltaiche vendute dalla Cina a prezzo stracciato.

Nel frattempo l’agenzia di stampa tedesca DW ha pubblicato una ottima analisi di cosa sia successo negli ultimi anni alla Germania, del perché sia crollata in così poco tempo da una quota del 20% del mercato fotovoltaico mondiale ad appena il 6%. E di come, parallelamente, la Cina sia passata da zero a oltre il 50%. Dall’analisi di DW emerge che a causare tutto ciò sia stato l’effetto combinato delle tariffe incentivanti tedesche e del dumping statale cinese. Ma, almeno in un certo periodo, questa situazione conveniva ai tedeschi.

Carsten Körnig, presidente della German Solar Industry Association, spiega a DW:

Nonostante la domanda sia cresciuta negli ultimi anni, la capacità produttiva è cresciuta anche più velocemente e questo ha naturalmente portato ad una forte pressione sul mercato.

Mentre la Germania, e altri paesi europei come l’Italia, offrivano incentivi statali al fotovoltaico per l’energia prodotta dai pannelli di qualunque provenienza, in Cina il Governo imbottiva le aziende di sussidi all’esportazione che permettevano di vendere celle e moduli sotto il prezzo di produzione. In questo modo si è creato un flusso continuo di denaro dall’Europa alla Cina che ha permesso ai cinesi di rafforzarsi e di monopolizzare gradualmente il mercato.

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Come spiega a DW Wolfgang Hummel del German Center for Solar Market Research, i vantaggi per la Germania da questo gioco apparentemente perverso non sono mancati affatto:

I costruttori di macchinari e attrezzature tedeschi riuscivano ad esportare fino al 90% della loro produzione in Asia. Dove intere fabbriche per la produzione di celle e moduli solari sono state costruite con l’assistenza dei tedeschi e degli svizzeri.

Ma non solo, perché insieme ai costruttori specializzati dalla Germania partivano verso la Cina e il resto dell’Asia anche gli ingegneri migliori. Che sono stati in gran parte cooptati dai cinesi, che hanno garantito loro stipendi da favola pur di far nascere da zero lo sviluppo e la ricerca sul fotovoltaico in estremo oriente. Nel frattempo, però, in Germania di ricerca se ne faceva sempre di meno perché era partita la rincorsa (impossibile) al prezzo più basso per non essere buttati fuori dal mercato dai pannelli orientali.

Da questa analisi, non priva di autocritica, si capisce come siano andate effettivamente le cose nel mercato fotovoltaico negli ultimi dieci anni. E si comprende anche che, si mettano o no le barriere doganali anche in Europa, come spesso accade dietro un grande fallimento c’è sempre qualcuno che ha preferito fare affari subito col nemico invece di difendere la propria tecnologia e le proprie competenze. Dietro la crisi fotovoltaica tedesca, quindi, c’è una buona parte di colpa della stessa Germania.

18 giugno 2012
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Fonte:
DW
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