Il cotone è uno dei tessuti più utilizzati dall’industria dell’abbigliamento. I marchi che impiegano cotone sostenibile, equosolidale e biologico tuttavia sono ancora pochi. Lo testimoniano i risultati di uno studio realizzato da Rank a Brand. La ricerca ha analizzato la trasparenza della catena di approvvigionamento, la sostenibilità ambientale e le condizioni di lavoro nelle piantagioni da cui si riforniscono i grandi marchi di moda.

La ricerca è stata commissionata dal Pesticide Action Network britannico, da Solidaridad e dal WWF. L’analisi ha calcolato l’indice di sostenibilità del cotone impiegato da 37 compagnie, registrando i progressi compiuti dai vari brand per rendere più trasparente la filiera e segnalando gli aspetti da migliorare.

I risultati non sono stati incoraggianti. Nessun brand ha ottenuto il punteggio massimo, a causa di un impiego di cotone sostenibile inferiore al 100% o della mancanza di trasparenza nelle politiche aziendali e nella tracciabilità dei fornitori. Le aziende avrebbero potuto totalizzare un massimo di 19,5 punti, ma solo 8 hanno superato i 3 punti.

La compagnia che ha ottenuto il punteggio migliore è stata l’IKEA con un punteggio di 12 punti. Il Gruppo IKEA attinge il 78% del cotone impiegato nelle sue produzioni da coltivazioni sostenibili. Seguono la C&A Global e H&M entrambe a 9 punti, l’Adidas a 7,75 punti e la Nike a 6,75 punti. Ben sei compagnie hanno totalizzato meno di un punto. Dodici brand hanno totalizzato un punteggio pari a zero, perché non hanno fornito informazioni o hanno inviato dati insufficienti sulle iniziative intraprese per rifornirsi di cotone sostenibile.

Dieci delle aziende esaminate hanno aderito alla Better Cotton Initiative (BCI), supportando progetti a favore della riduzione dei pesticidi nelle piantagioni, del risparmio idrico, del miglioramento delle condizioni di lavoro dei contadini e della tutela della biodiversità. Altre compagnie stanno puntando sul cotone biologico o riciclato per ridurre la loro impronta.

In generale il report ha rilevato una mancanza di politiche trasparenti e di target ben definiti. Le aziende non riescono a tracciare in modo efficace i loro progressi e a comunicare ai consumatori tutte le informazioni sulla provenienza del cotone. Gli esperti invocano sistemi di tracciabilità più efficaci e invitano le aziende a rendere pubbliche le informazioni sui loro fornitori.

In una nota il WWF bacchetta le multinazionali che non stanno facendo abbastanza per privilegiare materie prime a basso impatto:

Rifornirsi di cotone sostenibile e offrire ai consumatori prodotti ecofriendly non è mai stato così facile. Le compagnie non hanno scuse. L’83% del cotone sostenibile oggi viene venduto come cotone convenzionale a causa di una scarsa richiesta.

classifica cotone sostenibile rank a brand

10 giugno 2016
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