Coste italiane sempre più preda del cemento. Questo il bilancio delineato all’interno dell’ultimo rapporto WWF “Cemento coast-to coast: 25 anni di natura cancellata dalle più pregiate coste italiane”, realizzato confrontando le immagini satellitari scattate da Google Earth con la situazione presente circa 25 anni fa.

Cemento e costruzioni di vario genere soffocano ora quasi il 10% dei circa 8.000 km di costa italiana, con Sicilia, Sardegna e Costa Adriatica costrette a pagare il prezzo più alto. Quest’ultima vanta inoltre il triste primato di un litorale sottoposto a edificazione per oltre il 70% della propria estensione.

Sono 312 le attività umane che hanno finito con l’intaccare la bellezza e la naturale conformazione delle coste italiane, frutto soprattutto della costruzione di strutture ricettive (hotel, villaggi vacanze, residence ecc.), di darsene, dighe e barriere di vario tipo, autostrade, porti oltre agli ormai immancabili centri commerciali.

Dalle foto pubblicate nel rapporto WWF emergono soprattutto le situazioni compromesse, dal 1988 ad oggi, per quanto riguarda le aree di Baia di Sistiana (Friuli), gravata dalla realizzazione di una cava, come anche della Darsena di Castellamare di Stabia (Campania), assoggettata alla costruzione di un maxi villaggio turistico.

Urbanizzazione che ha poi colpito in maniera evidente la foce del Sangro (Abruzzo) mentre la foce del Basento (Basilicata) è stata oggetto della realizzazione dell’ampliamento del porto turistico e di un nuovo villaggio turistico.

La lunga mano dell’uomo non ha risparmiato nemmeno aree protette di interesse nazionale, considerato che ben 78 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) o ZPS (Zona di Protezione Speciale) hanno visto interventi umani a modificarne i tratti (120 attività accertate tra villaggi turistici, darsene e altre costruzioni cementizie).

Come ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia:

In un quarto di secolo abbiamo cancellato e imprigionato, coprendole di cemento, l’incomparabile bellezza delle nostre dune sabbiose, compromesso irrimediabilmente la macchia mediterranea, i boschi costieri e le aree di riposo e ristoro, come stagni costieri e foci di fiumi, per migratori.

Non solo bellezza che scompare o natura cancellata, ma una ricchezza economica che sperperiamo e che solo una visione miope e scellerata può consentire. L’attenzione e la cura sono ancora più urgenti, sono scelte obbligate, se pensiamo a quanto impatto avrà il turismo nei prossimi anni sulle nostre coste: 312 milioni di presenze stimate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente nelle sole zone costiere del Mediterraneo.

Gestione integrata, uso sostenibile e attento, rinaturalizzazione dovranno essere le parole chiave del futuro, magari investendo in un lavoro di recupero e riqualificazione delle nostre coste, speculare a quello invocato da Renzo Piano per le aree periferiche delle grandi città. Se si riuscirà a fare tutto questo tra 10 anni la fotografia dallo spazio sarà meno inclemente e potremo dire di essere riusciti a salvare la nostra ‘Grande Bellezza’ che confina col mare.

7 agosto 2014
In questa pagina si parla di:
Fonte:
WWF
Lascia un commento