Un robot anti inquinamento per tenere sotto controllo il rischio ambientale causato dalla Costa Concordia. In aiuto dell’area protetta dell’Isola del Giglio potrebbe arrivare Hydronet, un robot marino in grado di analizzare le acque marine alla ricerca di sostanze potenzialmente dannose. Il progetto è stato sviluppato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e sembra aver superato con successo i tre anni di sperimentazione necessari per il definitivo via libera.

Hydronet può operare in autonomia grazie ad un sistema di boe galleggianti, in grado di procedere all’analisi delle acque fino ad una profondità di 50 metri e di trasmettere in tempo reale i risultati alla sala di controllo grazie ad un ponte radio. Riguardo il possibile utilizzo presso il relitto della Costa Concordia, il direttore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna Paolo Dario ha confermato la possibilità d’intervento:

Siamo disponibili a operare anche subito, naturalmente dopo avere effettuato le necessarie verifiche tecniche da condurre insieme alle autorità preposte, e tenendo presente che le condizioni del mare durante le misure non devono essere avverse, nella zona adiacente la Costa Concordia. L’utilità del sistema sarebbe evidente: le barche robotiche e le boe potrebbero operare in continuazione e per mesi a costo contenuto e monitorare ogni tipo di sversamento o di altra forma di inquinamento.


I rilevamenti condotti, evidenzia Paolo Dario, potranno fornire risultati in merito allo stato delle acque, in particolare monitorando l’eventuale presenza di sostanze inquinanti:

Il sistema controlla le caratteristiche fisiche (salinita’, Ph, temperatura) e chimiche (metalli pesanti e idrocarburi in superficie o disciolti) rilevate da sensori miniaturizzati installati sui robot. Dai sensori arrivano quindi le informazioni immediate, che costituiscono la base per definire modelli previsionali e di dispersione delle possibili sostanze inquinanti.

Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione Civile ha nel frattempo dichiarato ufficialmente lo stop alle ricerche nella parte sommersa della Costa Concordia: lo scafo avrebbe cominciato a deformarsi ed eventuali nuove attività di ricerca comporterebbero un rischio ormai troppo alto per i sommozzatori.

Codacons intanto dichiara si aver “presentato diffida la Presidenza del Consiglio perche’ si costituisca parte civile nel processo penale”. Alla base dell’azione del movimento consumatori un rapporto stilato confrontando oltre 70 testate estere; secondo il presidente dell’associazione Carlo Rienzi Costa Crociere avrebbe arrecato:

Un gravissimo danno di immagine all’Italia. Questo si evince dal monitoraggio delle notizie pubblicate sul web da 78 media distribuiti in tutto il mondo nella seconda settimana successiva al naufragio.

| AGI

1 febbraio 2012
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