Un sopralluogo subacqueo su relitto della Costa Concordia per verificare l’assenza di problemi strutturali e monitorare le eventuali conseguenze ambientali del naufragio. Lo sta conducendo Greenpeace insieme al collegio tecnico di difesa di alcuni naufraghi, rappresentati dai legali Leuzzi e Rienzi.

L’associazione fa sapere che l’intervento subacqueo è stato regolarmente autorizzato dall’Autorità Marittima e dalla Procura della Repubblica di Grosseto, e servirà anche a far luce su alcuni aspetti ancora poco chiari del disastro che ha interessato il tratto di mare antistante l’isola del Giglio.

Spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace, presente al sopralluogo:

Questa è una fase delicata sia per la vicenda processuale che per le prossime operazioni di recupero della nave Concordia.Vogliamo dare il nostro contributo per chiarire alcuni aspetti del naufragio e aiutare le vittime nella ricerca di una verità complessa.

Secondo Greenpeace, infatti, il progetto per il recupero del relitto non è privo di rischi ambientali, che potrebbero essere tollerati solo nell’ottica di scongiurare possibili danni più gravi legati alla prolungata permanenza in mare della Concordia. Per questo l’associazione chiede la massima trasparenza nelle operazioni, soprattutto per scongiurare lo sversamento di inquinanti nelle acque dell’Arcipelago Toscano.

Un problema che gli ambientalisti hanno già analizzato nel rapporto Toxic Costa, pubblicato lo scorso febbraio, contenente informazioni sulle sostanze pericolose presenti a bordo della nave e sul carburante accumulato nelle cisterne, per fortuna rimosso successivamente senza conseguenze ambientali.

Aggiunge Giannì:

Il 28 giugno scorso, Greenpeace e altre associazioni hanno chiesto all’Osservatorio di monitoraggio per il recupero della nave Concordia di poter essere ascoltati. È trascorso più di un mese e non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Siamo di fronte allo stesso muro di gomma eretto dalle regioni Toscana e Liguria, che non hanno mantenuto la promessa di convocare un tavolo tecnico per discutere dei problemi del Santuario dei Cetacei e delle possibili soluzioni.

L’associazione ricorda inoltre che le Regioni Toscana e Liguria avevano promesso a Greenpeace di riunire, entro lo scorso novembre, un tavolo tecnico sul Santuario dei Cetacei, area marina protetta rimasta esistente solo sulla carta. È stato “necessario” il disastro della Concordia, sottolineano gli ambientalisti, per indurre all’introduzione di alcune misure per limitare il passaggio delle grandi navi sotto costa.

3 agosto 2012
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