Il naufragio della Costa Concordia potrebbe passare nelle prossime ore alla fase di recupero del carburante. Come ha dichiarato Max Iguera, a capo della divisione dedicata al settore rimorchio, salvataggio e riparazioni della Cambiaso Risso (rappresentante per l’Italia dell’olandese Smit Salvage), si tratterà di un’operazione delicata che richiederà un impegno costante e avrà una durata compresa tra le due e le quattro (forse anche cinque) settimane.

L’impatto ambientale del naufragio della Costa Concordia, così come l’esatta tempistica dello svuotamento dei serbatoi della nave, verrà determinata in particolare dalle condizioni meteo e dalle procedure di ricerca dei dispersi. Come dichiarato dal capo dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrianelli:

La priorità rimane il recupero di qualcuno che sia sempre in vita e successivamente, ma sempre prioritariamente, esiste anche l’emergenza ambientale.

Situazione di crisi nella risoluzione della quale anche la Costa Crociere starebbe attivamente partecipando, come dichiara lo stesso Gabrielli:

Oltre allo sforzo della prefettura, della questura e degli organi preposti, voglio sottolineare anche l’interlocuzione importante con la società armatrice – ha concluso Gabrielli – che sta facendo di tutto per mettere a punto un piano di recupero del relitto.

Proprio il recupero della Costa Concordia sarà nelle prossime settimane uno dei nodi più problematici da sciogliere. Molto dipenderà dai prossimi giorni, quando il meteo sembra volgerà al peggio e lo scafo sarà a forte rischio inabissamento. Qualora dovesse però superare pressoché indenne il periodo richiesto dalle operazioni di svuotamento dei serbatoi, alcune importanti valutazioni andranno fatte per stabilire quale sarà il destino della nave.

A giudicare da quanto affermato dai tecnici della Smit Salvage, la prima valutazione riguarderà la reale entità del danno subito dallo scafo: si deciderà circa la possibilità per la Concordia di essere riportata in asse, svuotata dell’acqua e trainata da un rimorchiatore per le procedure di riparazione, probabilmente verso gli stabilimenti di Fincantieri dove venne costruita. Qualora al contrario fosse dichiarata non trasportabile, verrebbe relegata alla classe di “relitto” e scatterebbe una procedura di smantellamento che potrebbe richiedere mesi.

Se la nave superasse questo primo difficile esame occorrerebbe procedere al raddrizzamento dello scafo. Una procedura certamente più veloce rispetto allo smantellamento, ma non meno delicata. Innanzitutto si tratterebbe di riparare la falla e azionare le pompe per espellere l’acqua dall’interno. A questo punto alcune diverse ipotesi possono essere prese in considerazione per rimettere in asse la Concordia.


La prima soluzione richiederebbe che fossero provvisoriamente piantati in mare degli enormi pali, in posizione opposta all’inclinazione per fornire una controspinta:

A questo punto la nave sarà imbragata e sollevata con enormi paranchi con l’aiuto di palloni galleggianti agganciati allo scafo.

Questa ipotesi verrebbe però scartata qualora fosse impossibile operare al di sotto dello scafo. Se così fosse, l’alternativa sarebbe necessario per il sollevamento il ricorso a navi dotate di potenti gru in possesso della Saipem, solitamente impiegate per il trasporto di piattaforme petrolifere e in grado di sollevare fino a 7.000 tonnellate.

Le esplosioni che hanno contraddistinto le ultime ore, provocate per creare ulteriori varchi di accesso per le squadre di soccorso, risultano al momento interrotte per motivi di sicurezza a causa di nuovi movimenti dello scafo.

Fonti: Tg1 | Il Messaggero | Corriere della Sera

18 gennaio 2012
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I vostri commenti
VARACCHIROBERTO, sabato 21 gennaio 2012 alle13:36 ha scritto: rispondi »

MA E' COME RECUPERARE UNA BARCA PICCOLA,PRIMA BISOGNA CHIUDERE LA FALLA POI ASPETTARE LA BASSA MAREA MASSIMA SVUOTARE LA ZAVORRA E L'ACQUA MENTRE UNA GRU LA RADDRIZZA PIANO PIANO TENENDOLA FRONTATA CHIGLIA A CLIGLIA CON LA PIATTAFORMA E PIANO PIANO TENERLA DRITTA FINO A CHE ARRIVA L'ALTA MAREA COSì RIPRENDE A GALLEGGIARE E POI TRASCINARLA IN BACINO LA FANNO DIFFICILE PERCHE' SE LA FANNO FACILE NON POSSONO CHIEDERE TANTI SOLDI NON CI VUOLE UNA LAUREA PER ARRIVARCI

Pierargiolas, giovedì 19 gennaio 2012 alle1:53 ha scritto: rispondi »

ma perchè la nave non è stata ancorata alla terra ferma contro il rischio di scivolamento

Pas Ant, giovedì 19 gennaio 2012 alle1:19 ha scritto: rispondi »

Mi domando se nel recuperare la nafta nei serbatoi tengano conto dell' alleggeri- mento dello scafo.

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