Sono passati oltre due anni da quel tragico 13 gennaio del 2012, quando la Costa Concordia affondò a pochi metri dalle coste dell’Isola del Giglio, provocando decine di morti e di feriti. Il 16 settembre del 2013 la nave da crociera è stata finalmente raddrizzata grazie a un’operazione di rotazione durata ben 19 ore.

Resta però ancora molto da fare prima di lasciarsi alle spalle questa tragedia del mare e il suo devastante impatto ambientale. Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, nelle scorse ore ha nuovamente affrontato il tema dello smaltimento della Costa Concordia, auspicando che l’intera operazione avvenga in Europa.

Il motivo è molto semplice: il rischio è infatti che la nave naufragata venga smaltita nei Paesi del Terzo Mondo, alimentando un mercato del riciclo dell’acciaio fondato sullo sfruttamento dei lavoratori e sullo smaltimento improprio dei materiali tossici. Il sito di Alyaga in Turchia, già utilizzato dalla Carnival per rottamare la Costa Allegra, sembra l’opzione migliore per la compagnia per aggirare le norme UE e risparmiare, a scapito però dell’ambiente.

Ad Alyaga si pratica infatti lo spiaggiamento, vietato nell’Unione Europea. La Costa Crociere è però sotto i riflettori, il che fa presumere che non opterà per la Turchia o l’India, malgrado il risparmio considerevole del 30% sui costi dell’intera operazione. Lo smaltimento in Europa resta tuttavia difficoltoso. Come spiega Giannì, nel 2012 l’Unione Europea ha di fatto favorito l’esportazione delle navi da rottamare nei Paesi extra UE:

La Commissione Europea ha escluso le navi dalla Convenzione di Basilea che vieta lo smaltimento dei rifiuti tossici navali in Paesi non di area Ocse, senza prevedere la bonifica preliminare (pre-cleaning).

Per quanto riguarda l’ipotesi di costruire un polo di smaltimento a Piombino, avanzata dal commissario dell’industria Antonio Tajani, Giannì la reputa irrealizzabile sia per i tempi necessari alla sua costruzione, almeno due anni, sia per le norme dell’Unione sopra citate.

Con l’Italia fuori dai giochi, la soluzione proposta da Greenpeace, per evitare lo smaltimento della Costa Concordia nei Paesi extra-UE, è di utilizzare uno degli ex cantieri navali presenti in Europa. Come illustrato da Giannì:

Auspichiamo che la bonifica e la rottamazione della Costa Concordia avvenga nei limiti della legalità, in uno degli ex cantieri navali presenti in Europa, secondo le linee guida di smaltimento delle navi elaborate dalla Convenzione di Basilea, che prevede la bonifica degli scafi prima della rottamazione. Ma prima ancora della rimozione e del trasferimento della Concordia è assolutamente necessaria la sua messa in sicurezza.

11 marzo 2014
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