Ftalati, alchilfenoli (tensioattivi non ionici), composti a base di bromo e paraffine clorurate. Sono solo alcune delle sostanze inserite da Greenpeace nell’inventario dei rifiuti e dei composti tossici ancora presenti sul relitto della Costa Concordia. “Toxic Costa”, questo il nome del dossier pubblicato dall’associazione ambientalista, integra i dati già forniti dall’armatore alla Protezione Civile, che Greenpeace definisce “incompleti e troppo generici per essere utili”:

A parte essere in attesa di sapere quali e quanti detergenti erano a bordo di questa piccola città galleggiante – spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace – sono state veicolate delle informazioni in alcuni casi superficiali. Greenpeace apprezza la trasparenza che ha portato alla pubblicazione dell’inventario, ma l’uso di termini generici come “pitture e smalti” o “insetticida” non permette di effettuare stime apprezzabili dei rischi per l’ambiente.

Le preoccupazioni di Greenpeace riguardano soprattutto i composti organici a base di cloro, caratterizzati da persistenza nell’ambiente e tendenza ad accumularsi nei tessuti degli organismi viventi, concentrandosi sempre di più nella catena alimentare. Secondo l’associazione, nel lungo periodo queste sostanze possono causare danni molto gravi alla salute, in qualche caso irreversibili.

L’elenco fornito dalla compagnia di navigazione, inoltre, non comprende tappeti, tendaggi, tavoli, elettrodomestici e altri arredi che, come rileva sempre Greenpeace, contengono additivi chimici, molti dei quali pericolosi. Restano poi, ovviamente, i timori per il carburante, di cui sono appena state avviate le operazioni di recupero:

Si tratta dell’IFO380 – spiega l’associazione – un combustibile particolarmente pericoloso per la sua alta densità e per questo vietato nella navigazione in Antartico. La sua fuoriuscita determinerebbe il maggior impatto sull’ambiente dell’Isola del Giglio, che è parte del Santuario dei Cetacei.


Ma l’urgenza vale anche per detersivi, vernici e insetticidi, che dovrebbero essere rimossi dal relitto al più presto, insieme a tutti i rifiuti solidi, galleggianti e non. Greenpeace, intanto, continua a raccogliere firme per chiedere al ministro dei Trasporti e a quello dell’Ambiente di emanare in tempi rapidi un decreto che regoli il traffico marittimo nelle zone a rischio ambientale. Sono già oltre 28mila le persone che hanno aderito.

14 febbraio 2012
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento