Notizie tutt’altro che confortanti provengono dal naufragio della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio: le operazioni di recupero del relitto diventano ora una vera e propria corsa contro il tempo per evitare un disastro ambientale, considerato come in mattinata sia stata confermata la prima contaminazione.

A dichiararlo è Franco Gabrielli, il Capo della Protezione Civile, che in mattinata si è recato sull’isola toscana per la costituzione del comitato scientifico per il recupero della nave. A destar preoccupazione non sono solo le 2.400 tonnellate di carburante da recuperare prima che invadano l’ecosistema marino, ma anche altre sostanze inquinanti presenti sull’imbarcazione: solventi, detersivi, materiali non biodegradabili di svariata natura e molto altro ancora.

«La contaminazione è avvenuta. Noi siamo concentrati su quelle 2.400 tonnellate di carburante ma non dobbiamo dimenticare che in quella nave ci sono olio, solventi, detersivi. Tutto ciò che serve ad una cittadina di 4.000 persone.»

Il recupero del relitto, però, sarebbe tutt’altro che un procedimento garantito. La nave ha iniziato a muoversi, seppur in modo quasi impercettibile all’occhio umano, e il rischio di inabissamento è decisamente elevato. In prossimità dell’imbarcazione, infatti, vi sarebbe una scarpata dai 50 ai 90 metri di profondità: gli spostamenti, o addirittura una forte mareggiata, potrebbero spingere a picco la Concordia. Le operazioni di ricerca ieri sono state sospese proprio perché la nave non avrebbe assicurato la dovuta stabilità, così come rivelato dal continuo monitoraggio satellitare.

Nel frattempo, si iniziano a organizzare le operazioni di svuotamento: i lavori dovrebbero essere eseguiti da alcuni rimorchiatori di Livorno, mentre sarebbero già state stese le panne anti-inquinamento per scongiurare effetti nefasti dallo sversamento in mare di idrocarburi. Procede anche l’estrazione del carburante, con l’arrivo sul posto di una speciale apparecchiatura in grado di aspirare 100.000 litri di fluidi al giorno, affiancata dall’imminente approdo di una nave cisterna che fungerà da deposito. Il problema è che l’intera procedura potrebbe richiedere almeno tre settimane di lavoro continuo, un lasso di tempo che sarebbe tutt’altro che garantito dati i continui movimenti del relitto. Piena collaborazione, infine, sarebbe stata accordata da Costa Crociere, decisa a fornire tutto il supporto necessario e il know-how a propria disposizione per scongiurare il disastro ambientale.

Fonti: Il Giornale, Il Sole 24 Ore

21 gennaio 2012
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