Uno specchio e un animale: spesso un binomio anomalo, perché non tutti – anzi quasi nessuno – è in grado di riconoscervi la propria immagine riflessa. Molti esseri dall’intelligenza sviluppata non sempre riescono a individuare se stessi nella figura riprodotta dalla lastra di vetro, come ad esempio i cani, in grado di osservare tutto ciò che vi è riflesso senza intercettare la loro presenza. Un cane posto davanti allo specchio visualizza l’ambiente circostante, altri animali di casa compresi, ma non se stesso. Secondo Liz Stelow, medico veterinario e studiosa del comportamento animale presso il Medical Teaching Hospital dell’Università della California Davis:

I cani sono molto intelligenti e creature adattabili che, come molti loro simili, non possiedono lo sviluppo cognitivo necessario per auto-riconoscersi visivamente sia in uno specchio, in un video o in una foto.

Questo è dato dal fatto che lo sviluppo evolutivo dei cani li ha condotti al riconoscimento attraverso l’olfatto e l’odore, raramente attraverso le immagini visive. Per visualizzare la propria immagine riflessa è indispensabile essere consapevoli del proprio essere, delle informazioni che ci riguardano e dei movimenti prodotti. Solo alcune specie animali sono in grado di fare questo, ovvero delfini, gazze, elefanti e alcune grandi scimmie. L’approccio con lo specchio, l’interazione con esso, attraversa una serie di fasi che conducono verso il riconoscimento. Percorso affrontato solo da pochi con esito positivo.

Le fasi del riconoscimento

Posti davanti a uno specchio alcuni animali attraversano varie fasi legate al riconoscimento della propria immagine, la prima è definita la “fase di Groucho”, durante la quale il soggetto effettua alcuni movimenti che vengono ripetuti dal suo pari. È considerato un momento di vero stupore, mentre gli elefanti durante le fasi finali sono concentrati nella scoperta del proprio corpo riflesso. Spesso toccano il vetro con la proboscide, quindi muovono la lingua e aprono l’incavo della bocca come a scrutarne l’interno. I delfini, invece, sembrano attirati dai segni di riconoscimento posti dai ricercatori sul corpo, piccole marcature innocue che questi mammiferi osservano e scrutano riconoscendole come elementi posti sulla loro figura.

Ma la possibilità di individuare se stessi nell’immagine riflessa è, come anticipato, una peculiarità di pochi. Il resto del mondo animale sembra non scomporsi, piuttosto è in grado di intercettare l’immagine dei propri simili riflessi e degli oggetti presenti. Eppure, nonostante questo gap, la scienza spesso utilizza gli specchi per favorire l’accoppiamento o stimolare il relax. In alcuni giardini zoologici grosse lastre riflettenti vengono posizionate tra i fenicotteri per simulare la parvenza di colonia fiorente e numericamente corposa. Questa illusione ottica spinge gli stessi a creare nidi e accoppiarsi per aumentare il gruppo: l’esperimento infatti ha prodotto esito positivo con la nascita di molti nuovi piccoli. Mentre all’interno dei maneggi, se sistemati in un modo specifico, inducono nei cavalli la tranquillità e il rilassamento emotivo. Una tecnica molto utile per abbattere l’ansia in questi animali così particolarmente intelligenti e sensibili.

23 febbraio 2015
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