Sin dall’infanzia la visita allo zoo è sempre stata identificata come una gita educativa, grazie alla possibilità di conoscere nuovi animali. Un’usanza perpetrata nel tempo, un passaggio quasi obbligatorio per rivedere specie rare e ammirarle nel loro splendore. Ma con gli anni le critiche intorno ai parchi con animali sono cresciute in modo esponenziale, in particolare legate alle condizioni con cui gli esemplari sarebbero ospitati. Inoltre, con la crescente sensibilizzazione nei riguardi del mondo animale, la scelta etica di non visitare più gli zoo è diventata per molti sempre più forte.

Anche se alcune strutture hanno come unico obiettivo quello di salvaguardare la vita delle specie in via di estinzione, rimane sempre chiaro il concetto di reclusione dell’animale. Ancora oggi c’è chi affronta la gita allo zoo senza la giusta consapevolezza necessaria per comprendere i sentimenti di questi ospiti. Che sia un recinto, uno spazio verde anche se ampio o una gabbia angusta, lo zoo rimane un luogo di reclusione per molti esemplari abituati allo stato brado. Nonostante le associazioni che ne gestiscono gli impianti si professino in favore del loro benessere e protezione, non tutte portano avanti questa filosofia. Infatti molti dei fondi vengono impiegati per le strategie di marketing e le campagne mediatiche, solo una piccola percentuale per l’adeguamento delle strutture.

Benché la percentuale di mortalità infantile degli elefanti sia calata grazie alla salvaguardia di molti esemplari da zoo, le loro non sono condizioni di agio e di benessere. Un alto tasso di pachidermi muore per le circostanze legate alla loro reclusione, in particolare gli infortuni dati dalla struttura che li ospita e alla pavimentazione di calcestruzzo non idonea per le loro articolazioni. Gli stessi poi sono in buona percentuale in sovrappeso, condizione causata dal poco movimento che incide anche sulla percentuale di riproduzione. Lo stesso spazio che li ospita risulta malsano perché è una replica inesatta del loro habitat, solitamente costituito da cemento dipinto con finti paesaggi, plastica e paglia per nascondere la pavimentazione. Questo li spinge ad assumere comportamenti ripetitivi dati dallo stress e dall’ansia: gli animali ondeggiano oppure camminano avanti e indietro, scuotono il corpo e la testa con frenesia. La situazione di angoscia li lacera nel profondo e per mascherare questi stati, per farli apparire sereni, sarebbero spesso somministrati antidepressivi.

Non di rado gli animali vengono spostati da struttura a struttura per favorire la riproduzione in cattività. La scelta crea disordine e panico nell’animale, che perde il suo territorio in favore di un ambiente sconosciuto, dove potrebbe diventare preda del nuovo branco. Al contempo, molte altre strutture preferiscono non trasferire gli animali, anche quando la situazione sembra più che necessaria. Un esempio l’orso polare Arturo, recluso nello zoo argentino di Mendoza e costretto a temperature altissime oltre che alla solitudine. Non sono valse richieste, anche da parte di politici e una campagna di raccolta firme: l’animale sembra destinato alla sofferenza infinita e alla depressione.

Vivere all’interno di uno zoo potrebbe anche abbreviare l’aspettativa di vita, in particolare se la struttura non guadagna abbastanza e non ci sono fondi sufficienti per curare gli animali. Molti di loro richiedono diete specifiche, cibi mirati, magari anche un consulto da parte di un nutrizionista. Quindi cadere nell’errore è molto facile, con conseguenze anche gravi. Gli animali potrebbero patire la fame, risultare apatici ma anche aggressivi per via della reclusione e della mancanza di cibo. Il visitatore dovrebbe sentirsi maggiormente coinvolto, comprendere che ciò che osserva è un’illusione. Per ammirare realmente un animale dovrebbe spingersi verso il suo habitat naturale, oppure affidarsi a visite guidate in riserve naturali. La chiusura degli zoo è richiesta a gran voce da anni, forse una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica potrebbe spingere la problematica verso una risoluzione definitiva.

7 agosto 2014
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