I sei tori “matati” ieri nella Plaza Monumental di Barcellona sono stati, salvo sorprese, le ultime vittime di spade e banderillas in Catalogna. A partire dal 1 gennaio 2012, infatti, la corrida sarà ufficialmente proibita in tutta la regione, e quello andato in scena ieri sera davanti a 18mila persone è stato l’ultima, cruenta, “fiesta nacional” della città delle Ramblas.

La legge che mette al bando la tauromachia è stata varata l’anno scorso dal Parlamento catalano con 68 voti a favore, 55 contrari e 9 astenuti. L’iniziativa legislativa era stata innescata da una petizione internazionale promossa dalla Società Mondiale per la Protezione degli Animali (WSPA) animali, con circa 140.000 firme raccolte in 120 Paesi.

Per molti, però, più che la preoccupazione per le sofferenze dei tori, è stata la volontà di affermare una volta di più la propria diversità culturale dal resto della Spagna a spingere la Catalogna ad approvare il divieto. Quali che siano le reali motivazioni politiche, comunque, la legge è ormai a un passo dall’applicazione e quelli di ieri dovrebbero essere stati gli ultimi “olè” risuonati nell’arena di Barcellona.

Lo spettacolo d’addio ha coinvolto tre fra i più famosi toreri di Spagna: Juan Mora, Serafin Marin e José Tomas, che è sceso nell’arena vestito di nero in segno di lutto. Il grido “libertad, libertad” ha accompagnato le evoluzioni dei matadores, fino al colpo di grazia inferto a Dudalegre, l’ultimo dei tori a versare il suo sangue nella Plaza Monumental.

Fuori dell’arena, intanto, i festeggiamenti a base di sangria degli attivisti per i diritti degli animali, che hanno brindato alla fine di quella che considerano una vera barbarie. Con buona pace dei sostenitori della corrida, che continuano a considerarla un’arte senza tempo che celebra il perenne confronto dell’uomo con la natura. Da oggi, almeno in Catalogna, dovranno abituarsi a farne a meno.

26 settembre 2011
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