Correre troppo potrebbe far male alla salute quanto non allenarsi affatto. L’ipotesi viene avanzata dai ricercatori statunitensi del Cardiovascular Research Institute presso il Lehigh Valley Health Network, in Pennsylvania, che sostengono come un’eccessivo sforzo settimanale per l’organismo possa rivelarsi controproducente.

Secondo i ricercatori correre è un’attività salutare per l’uomo, ma lo sarebbe soltanto se svolta con moderazione ed entro certi limiti di tempo. Nella ricerca sono stati analizzati gli stili di allenamento di circa 3.800 corridori, sia uomini che donne, dell’età media di 46 anni. Oltre il 70% di loro correrebbero oltre 32 chilometri a settimana.

A guidare il gruppo di ricerca il Dr. Martin Matsumura, che vede nell’eccessiva “usura” fisica una possibile chiave per la diminuzione dell’aspettativa di vita in chi corre in maniera regolare per molte ore a settimana rispetto a chi svolge attività più moderate, a parità di fattori come l’assunzione di medicinali o il soffrire di patologie quali ipertensione, colesterolo alto o un passato da fumatori.

Chi invece ha mostrato un’aspettativa di vita maggiore sono coloro che correvano mediamente tra le 2 e le 3 ore settimanali. Un’ora di corsa 2-3 volte a settimana potrebbe quindi rivelarsi un’ottima soluzione per mantenersi in salute, seppure lo stesso Dr. Matsumura affermi in conclusione come:

Quello che ancora non riusciamo a comprendere è la definizione della dose ottimale di corsa per ottenere benefici per la salute e la longevità.

4 aprile 2014
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I vostri commenti
zil, sabato 5 aprile 2014 alle9:29 ha scritto: rispondi »

Per chi soffre di problemi all'apparato digerente consiglio il nuovo numero di Focus: c'è un servizio sulle molteplici connessioni tra mente e stomaco, e i suggerimenti per riconoscere (e prevenire) i vari disturbi dell'apparato digestivo, dall'ulcera alla psiconevrosi, con i consigli per curarli al meglio?

guglielmo pio, venerdì 4 aprile 2014 alle20:25 ha scritto: rispondi »

Personalmente, anche se non sono uno scienziato penso che ogni persona ha un suo personale metro per lo sforzo ottimale da consumare che secondo me ognuno di noi deve saper identificare col segnale della fatica, che non deve mai essere sentita con fastidio.

Enzo, venerdì 4 aprile 2014 alle18:50 ha scritto: rispondi »

Ma perché questi studiosi non iniziano a studiare qualcosa di serio e lasciano in pace gli atleti?

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