Le pratiche di bracconaggio continuano a mettere a repentaglio la popolazione di rinoceronti africani. Non solo nel gruppo dei rinoceronti bianchi settentrionali, con l’ultimo esemplare maschio ormai sorvegliato 24 ore su 24, ma anche fra le fila della più corposa specie meridionale. Da una società di Seattle, tuttavia, arriva una proposta interessante: corna generate completamente in laboratorio, per fornire un’alternativa appetibile al mercato del commercio illecito.

Il corno del rinoceronte è molto ambito sul mercato asiatico, tanto che i prezzi possono raggiungere cifre ragguardevoli, anche di diverse decine di migliaia di dollari al chilo. Sfruttate all’interno della medicina tradizionale cinese e vietnamita, le corna sono la prima causa della riduzione di questi animali in Africa, sempre a un passo dal rischio d’estinzione. Pembient, una società con sede a Seattle, ha proposto di ricorrere alla bioingegneria per ricreare l’ambita parte in laboratorio, tramite anche tecniche di stampa 3D. I primi esemplari potrebbero essere disponibili già dal prossimo autunno e, lanciati con un prezzo decisamente abbordabile sul mercato, potrebbero costituire un’alternativa più vantaggiosa al bracconaggio.

La tecnica sviluppata non è ancora stata spiegata nel dettaglio, ma sembra che l’azienda sia riuscita a sviluppare un sistema di stampa 3D, analizzandone il codice e riproducendo in laboratorio una tipologia di cheratina speciale. Sul successo dell’iniziativa, tuttavia, non vi sono al momento pareri unanimi. Dalle pagine del TorontoStar, riprese da PopScience, Colman O’Criodan del WWF sottolinea come già ora esistano prodotti di rinoceronte falsi in Vietnam, eppure non hanno conquistato la diffusione sul mercato sperata. Sarebbe forse più opportuno, di conseguenza, puntare sul cambio delle abitudini e sulla sensibilizzazione dei consumatori, anziché assecondarli con elementi riprodotti in laboratorio.

Qualora il procedimento raggiungesse gli standard e la distribuzione sperata, non si esclude che l’azienda ricorra alla stessa tecnologia per riprodurre avorio d’elefante e ossa di tigre, altri prodotti responsabile dell’abbattimento di queste specie in libertà.

5 maggio 2015
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