Uno dei tanti effetti del surriscaldamento del clima, a cui stiamo assistendo da diversi anni è lo scolorimento dei coralli. Già nel 1998, in conseguenza di fenomeni particolarmente intensi di El Niño, si segnò un innalzamento della temperatura delle acque degli oceani tali da provocare la moria del 15% dei coralli.

La stessa cosa sta accadendo ora nel Pacifico Settentrionale. A misurarlo è stato il programma Coral Reef Watch del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). L’osservazione è in corso da luglio 2014 e ha raccolto dati e immagini davvero preoccupanti. Gli esperti affermano che questo scolorimento potrebbe causare la moria di coralli più grave degli ultimi 20 anni.

Lo scolorimento avviene perché l’aumento delle temperature, le variazioni di luce o di nutrienti, determinano il distacco delle zooxantelle, alghe colorate che vivono nei tessuti dei coralli. Questo comporterebbe delle condizioni di stress per il corallo che potrebbero provocarne la morte.

Le zone coinvolte comprendono un’enorme fascia di Pacifico che include le Isole Marianne settentrionali, Guam, la Repubblica delle Isole Marshall, Kiribati, Hawaii e la Florida. Alcune zone subiscono questi effetti per la prima volta. Nelle Isole Marshall le condizioni sarebbero particolarmente critiche, sembra infatti che tutti i 34 atolli siano stati colpiti da questo problema. Il coordinatore del Coral Reef Watch, Mark Eakin, ha affermato che:

Ciò che sta accadendo è che le temperature globali stanno aumentando e soprattutto che l’oceano si sta riscaldando attraverso l’aumento di anidride carbonica e di altri gas che intrappolano il calore nell’atmosfera. Cosicché non ci vuole un El Niño estremo per avere lo stesso effetto sulla temperatura dell’acqua.

L’impatto è ancora più grave se si pensa che assieme ai coralli anche i piccoli pesci che vi si nascondono sono morti a causa dell’aumento delle temperature, fino a tassi di mortalità del 100% nelle Isole Marshall. Tutto questo crea degli squilibri negli habitat naturali, che li rendono anche meno efficaci nel ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici stessi, come l’innalzamento del livello del mare o le tempeste.

La cosa più grave è che se anche da oggi facessimo di tutto per contenere le emissioni di CO2 in modo da non causare ulteriori aumenti della temperatura, comunque questi sistemi richiederebbero decenni per ricostituirsi. Un tempo troppo lungo per non ipotizzare che intervenga qualche altro fattore a metterli a rischio. Secondo quanto ha affermato Hoegh-Guldberg, autore principale del rapporto definitivo sulla “Scienza del Clima” delle Nazioni Unite:

L’effetto combinato delle temperature e del livello dei mari potrebbe significare la fine per le barriere coralline nei prossimi 50 anni.

23 dicembre 2014
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