Legambiente, in collaborazione con Ecopneus, ha presentato sul palco della Fiera Ecomondo di Rimini un inquietante dossier sulle metodologie di smaltimento dei pneumatici fuori uso (PFU). Si tratta di un fenomeno che negli ultimi cinque anni, secondo i dati estrapolati dalla ricerca, ha causato danni ambientali di grande entità, con 1.049 discariche abusive rinvenute dalle forze dell’ordine e perdite economiche pari a circa due miliardi di euro.

I PFU vengono spesso accatastati in terreni agricoli favorendo così l’insorgere di colonie di zanzare e topi, gettati in mare o addirittura bruciati a cielo aperto, sprigionando fumi inquinanti e le sostanze tossiche in essi contenute. Calabria, Sicilia, Puglia e Campania le regioni maggiormente afflitte dal problema, spesso fonte di guadagno per la malavita locale, tanto da valere alle provincie di Napoli e Caserta il nomignolo di Terra dei Fuochi, a causa dei tanti falò accesi per smaltire illegalmente i pneumatici ormai inutilizzabili.

Come sottolinea il report “Copertone Selvaggio” parte di questi rifiuti finisce anche all’estero, ovviamente senza autorizzazione, con lo scopo di rifornire le aziende dei paesi emergenti che poi li impiegheranno come combustibile nei forni di cartiere e cementifici.

Attualmente si calcola che circa il 25% dei PFU non venga smaltito con le modalità previste dalla legge, in attesa che il Ministero dell’Ambiente approvi e attui in via definitiva quanto previsto nell’art. 228 D.lgs 152/2006, al fine di dar vita a una normativa più ferrea e necessaria per contrastare un fenomeno di entità tutt’altro che trascurabile.

5 novembre 2010
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