Le temperature basse stanno condizionando le sorti di buona parte dell’Europa: non solo l’Italia è stretta nel morsa del gelo, ma anche Grecia e Turchia. Lungo tutto il Vecchio Continente il freddo si sta rivelando particolarmente letale, tanto da incidere sulla sopravvivenza di circa venti persone. Non solo gli umani patiscono questa drammatica situazione, ma anche gli animali di affezione e di allevamento. In particolare gli esemplari rinchiusi nei canili oppure a piede libero, schiavi di una vita randagia fatta di fame e sofferenza. Dopo le ultime vicende che hanno sconvolto il sud Italia, con alcuni canili sommersi da circa 150 centimetri di neve, la situazione non sembra migliorare. È stato richiesto l’intervento dei volontari e delle forze dell’ordine per raggiungere i cani bloccati dentro i box. Ora colpisce lo stato precario in cui vivono i randagi di Istanbul, senza un vero e proprio riparo e in balia del gelo.

Nonostante la Turchia risulti molto calda e soleggia durante l’estate, l’inverno è caratterizzato da temperature fortemente basse e copiose precipitazioni nevose. Come quelle degli ultimi tempi, che hanno spinto volontari e comuni cittadini a prestare soccorso ai randagi di strada. Radunati sotto i porticati di un centro commerciale, i quadrupedi hanno ricevuto cibo caldo e svariate coperte, piccoli giacigli singoli dove ripararsi e acciambellarsi. Un po’ di tepore per queste anime bisognose, sempre alla ricerca di amore e qualche boccone per sfamarsi. I cani si trovano nel quartiere Bakirkoy, che può vantare una buona cooperazione e una valida rete di soccorso. Anche da parte degli stranieri che, insieme ai locali, hanno disposto cartoni, box, coperte e cibo.

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Altri esercizi del posto si sono spinti oltre, accogliendo i randagi all’interno dei loro negozi. Come ha documentato Arzu Inan, che lavora presso uno di questi store e, attraverso Facebook, ha mostrato il buon cuore della città e dei suoi cittadini. Istanbul è famosa per il numero elevato di randagi che non girano in branco ma in piccoli gruppi, amano il contattato con gli umani e sono regolarmente visitati, vaccinati e seguiti. Possiedono una targhetta di riconoscimento fissata sull’orecchio che ne identifica la registrazione presso l’anagrafe canina. Nonostante in passato la loro fosse una presenza osteggiata, oggi godono di maggiore amore e rispetto.

11 gennaio 2017
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