I leader riuniti alla COP22 di Marrakech hanno convenuto di mettere a punto un piano per attuare l’Accordo sul clima di Parigi. Il piano dovrà essere definito entro il 31 dicembre 2018. Un impegno che vedrà unite 200 nazioni, firmatarie di un documento in cui la lotta ai cambiamenti climatici viene ancora una volta reputata urgente e prioritaria.

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La nuova strategia climatica globale prevederà il monitoraggio dei progressi nella riduzione delle emissioni compiuti da ciascun Paese. I Paesi occidentali si sono inoltre impegnati a rispettare gli impegni assunti alla COP21 a dicembre 2015, che prevedono l’istituzione di un fondo verde destinato ad aiutare le nazioni in via di sviluppo a mitigare i cambiamenti climatici e a decarbonizzare la loro produzione energetica.

Al summit svoltosi a Parigi i leader politici si sono impegnati a istituire il “Green Climate Fund” entro il 2020 e a versarvi ogni anno 100 miliardi di dollari. Prima che il progetto possa concretizzarsi i Paesi in via di sviluppo dovranno però accettare le condizioni poste dalle nazioni industrializzate, che intendono esercitare un controllo diretto sui loro investimenti. Un’intesa che purtroppo alla COP22 non è ancora stata raggiunta.

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Ciononostante i segnali positivi a Marrakech non sono mancati. Una coalizione di 47 nazioni, che stanno già pagando un prezzo alto per i cambiamenti climatici, ha deciso di fare subito la sua parte, avviando al più presto una transizione energetica totale verso le fonti rinnovabili.

Dalla Tanzania alle isole Marshall decine di amministrazioni hanno già compreso i vantaggi dell’espansione delle energie rinnovabili. Benefici che vanno oltre la tutela ambientale. Nei Paesi poveri l’autoproduzione di energia pulita è anche un modo per combattere la povertà e garantire condizioni di vita migliori a milioni di persone ancora sprovviste di accesso alla rete elettrica.

Il prossimo appuntamento decisivo per la lotta ai cambiamenti climatici si svolgerà nel 2017 a Bonn. A organizzare e dirigere i lavori saranno però le isole Fiji, a testimonianza del nuovo ruolo cruciale attribuito dall’ONU alle piccole nazioni alle prese con il riscaldamento globale.

Il primo ministro dello stato insulare del Pacifico Frank Bainimarama si è unito al nutrito coro di leader e ambientalisti, chiedendo al presidente eletto degli USA Donald Trump di riconoscere la portata devastante dei cambiamenti climatici.

Bainimarama ha invitato Trump alle Fiji per mostrargli dal vivo i danni causati dal riscaldamento globale. Conseguenze tangibili ben lontane dall’essere una “bufala”, come sostenuto più volte dal leader repubblicano.

21 novembre 2016
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