Alla COP21 in programma a Parigi il 7 e l’8 dicembre 2015 si giocherà una partita importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I leader globali dovranno sforzarsi di trovare un accordo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e contenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C, soglia prevista dall’IPCC come punto di non ritorno.

Malgrado il raggiungimento di un accordo sul clima sia una priorità per evitare perdite economiche e umane ingenti non è scontato che venga raggiunto. Le economie emergenti non intendono rinunciare a cuor leggero ai fossili in un momento di grande crescita industriale. I Paesi in via di sviluppo non hanno i mezzi e le competenze per mitigare i cambiamenti climatici. D’altra parte, le nazioni industrializzate fanno fatica a mettere in campo misure realmente incisive, additando come scusa la crisi economica per non investire in efficienza energetica e in una rivoluzione tecnologica sostenibile.

L’Italia cercherà di dare il suo contributo al raggiungimento di un accordo globale per il clima presentandosi a Parigi con tre proposte innovative formulate da un panel di scienziati, giuristi ed economisti della Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile. La prima riguarda la messa al bando dei composti di fluoro, tra i principali responsabili dell’effetto serra.

Il secondo punto del piano per il clima italiano si concentra sullo sviluppo di città verdi, con infrastrutture e nuovi modi di amministrare le risorse pubbliche che puntino a ridurre gli sprechi energetici e alimentari. A compensare le emissioni grazie alla tutela della natura penserebbe una sorta di contabilità del paesaggio, un nuovo strumento per pianificare città a basso impatto. La terza proposta dell’Italia è la messa a punto di un accordo preliminare, efficace sul piano giuridico, in vista della conferenza mondiale sui cambiamenti climatici.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto ieri alla presentazione delle proposte della Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile, ha sottolineato l’importanza di giocare bene quella che forse è l’ultima carta a disposizione per affrontare a livello globale e in modo incisivo i cambiamenti climatici:

Sarà una possibile svolta epocale. Un momento in cui è l’umanità che decide di scommettere sul suo futuro, di costruirne uno diverso e migliore.

Finora solo sei Stati e l’UE hanno presentato obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni di gas serra. Galletti si augura che la COP21 di Parigi rappresenti un momento decisivo per le politiche globali per il clima:

La Storia di questi vertici non è felicissima. A Parigi si svolgerà la COP21 con presupposti che tuttavia sono diversi rispetto al passato. Il percorso deciso a Lima dovrebbe condurre al tanto atteso accordo perché ora c’è la consapevolezza che ormai riguarda tutti i Paesi che non si può più rinviare una soluzione condivisa sui cambiamenti climatici.

Galletti spiega che a Parigi non si discuterà soltanto di clima, ma di una nuova rivoluzione industriale per produrre beni ed energia in modo sostenibile a lungo termine. Francesco Rutelli, presidente della Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile, ha sottolineato l’esigenza di decarbonizzare l’economia globale. Un processo necessario che va sostenuto con incentivi governativi per la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e per metodi di coltivazione e urbanizzazione a basso impatto.

Il direttore generale della FAO José Graziano da Silva ha ricordato l’alto impatto dei cambiamenti climatici sulla popolazione globale, spiegando che milioni di profughi climatici si metteranno in marcia nei prossimi anni, rischiando la vita a causa della povertà, della fame e dei conflitti esacerbati dal riscaldamento globale che rende ancora più scarse le risorse. Un esodo già iniziato e che spesso si conclude tragicamente, come ricordano le morti dei giorni scorsi nel Mar Mediterraneo.

Da Silva ha spiegato che gli eventi meteo estremi, sempre più frequenti, mettono a rischio la sicurezza alimentare e che occorre studiare nuovi metodi di coltivazione più sostenibili e strategie di adattamento efficaci per non far pagare solo agli agricoltori e ai popoli più poveri il prezzo dei cambiamenti climatici.

24 aprile 2015
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