La battaglia contro i cambiamenti climatici può essere vinta solo con una strategia energetica obiettiva e ben definita. Fissare dei target ambiziosi senza individuare le soluzioni migliori per raggiungerli è uno sforzo inutile. Ne è convinto Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, intervenuto a margine della COP21 di Parigi. Descalzi ha criticato le politiche energetiche europee fondate su un mix “paradossale” di rinnovabili e carbone.

Gli Stati membri negli ultimi anni da una parte hanno erogato incentivi alle energie rinnovabili, dall’altra hanno frenato sulla dismissione delle centrali a carbone. Una strategia che a lungo termine non potrà certo condurre a una drastica riduzione delle emissioni di gas serra. Descalzi ha criticato anche il mancato sfruttamento della capacità installata per il trasporto del gas, utilizzata solo per un terzo in Europa. L’Europa avrebbe dovuto puntare maggiormente sul gas naturale, una scelta più logica e con un minore impatto ambientale rispetto al carbone. L’uso del gas negli ultimi 6-7 anni è invece calato di 100 miliardi di metri cubi all’anno.

Descalzi plaude alla strategia britannica che combina il gas alle fonti rinnovabili, bocciando invece il modello tedesco, fondato su lauti incentivi alle energie pulite e un uso incontrollato del carbone. L’ad di Eni fa notare che negli ultimi 7 anni il modello britannico ha permesso una riduzione delle emissioni nazionali 4 volte superiore a quella conseguita in Germania nello stesso periodo.

La compagnia dal suo canto ha già approvato un piano quinquennale per la riduzione delle emissioni di gas serra del 27%. Il programma prevede investimenti per 2 miliardi di euro in Africa, destinati alla generazione di elettricità dal gas che brucia nelle torce dei pozzi di petrolio.

Per quanto riguarda i prezzi del petrolio l’Eni non ha dubbi: nei prossimi 2-3 anni continueranno a scendere determinando un’ulteriore contrazione degli investimenti nell’industria petrolifera. Il taglio previsto nel 2016 è di 150-200 miliardi di euro che vanno ad aggiungersi ai 200 miliardi di euro di investimenti in meno registrati tra il 2014 e il 2015. Il calo dei prezzi del petrolio sarà un vantaggio temporaneo e illusorio per i consumatori. Con il crollo degli investimenti già nel 2018 l’offerta non riuscirà più a soddisfare la richiesta, determinando un nuovo incremento dei prezzi del greggio.

L’Eni per ora è riuscita a mantenere i posti di lavoro ottimizzando i costi ma senza un intervento regolatorio sui prezzi del petrolio sarà sempre più difficile gestire la crisi. La compagnia chiede alle delegazioni presenti alla COP21 di approvare meccanismi di carbon pricing per disincentivare le tecnologie inquinanti.

Per la multinazionale italiana il fabbisogno energetico nei prossimi decenni dovrà essere coperto necessariamente da un mix di rinnovabili e gas naturale. L’Eni lancia un appello ai leader riuniti alla COP21: evitare di ripetere gli errori compiuti al summit sul clima di Copenhagen, facendosi attirare da scenari utopici che oscurano piani più efficaci e concreti. Come ha sottolineato Descalzi:

Nel 2050 le statistiche dicono che il 74-76% dei consumi sará ancora coperto da fonti fossili, quindi carbone, olio e gas. Nel settore elettrico bisogna annullare il contributo del carbone, una misura che da sola basterebbe a contenere l’aumento delle temperature a 2°C.

11 dicembre 2015
In questa pagina si parla di:
clima | eni | gas
Fonte:
Immagini:
Eni
Lascia un commento