Dai dati del Global Carbon Project siamo arrivati, nel 2013, a livelli di CO2 pari a 395 ppm. Considerando che si è partiti all’inizio della Rivoluzione Industriale, nel 1750, da 277 ppm e che l’aumento è stato del 43% si può capire quanto il problema sia urgente.

Questo è il quadro con il quale si arriva alla COP20, la Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite, che avrà luogo dal 1 al 12 dicembre a Lima, in Perù. È però lo stesso quadro che ha visto Stati Uniti, Cina ed Europa annunciare l’impegno per il taglio delle emissioni, almeno per quelle di CO2.

Alla conferenza saranno presenti tutti i governi mondiali, che dovranno concordare uno strumento legale da approvare poi in via definitiva a Parigi, dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, appuntamento davvero visto come “l’ultima possibilità”. Il WWF ha colto l’occasione per commentare le decisioni in discussione e fare un focus sulle priorità a cui i governi devono dare una risposta.

Le aspettative dell’organizzazione, che danno voce in realtà a quelle di gran parte dell’opinione pubblica, riguardano le emissioni di CO2, per le quali si chiede di aumentare l’uso di energie rinnovabili fino al 25% entro il 2020, che diventi il 100% entro il 2050, e di raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2020.

È necessario poi che l’impegno per la riduzione delle emissioni sia congiunto da parte di Paesi sviluppati e in via di sviluppo, e per fare questo serve fermare la deforestazione, in particolare in Amazzonia, dove dal momento in cui è iniziata l’occupazione umana non indigena, sono stati tagliati almeno 42 miliardi di alberi, 2.000 al minuto, ininterrottamente.

Le foreste sono un enorme bacino di stoccaggio per l’anidride carbonica, e infatti i tassi di deforestazione attuali, hanno portato a una produzione di CO2, pari all’8% delle emissioni globali, proprio a causa della perdita di massa arborea. Secondo quanto ha affermato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia.

Continuare a bruciare carbone, petrolio e gas e continuare nei processi di deforestazione e degrado degli ecosistemi forestali, significa solo aggravare l’instabilità climatica con l’alta probabilità di raggiungere e superare delle soglie molto pericolose per tutte le società umane e per l’intera natura e ricchezza della biodiversità con cui condividiamo questo periodo della vita del nostro pianeta e grazie alla quale riusciamo a vivere e a ottenere benessere e sviluppo.

Per questo anche la tutela contro la deforestazione deve rientrare nelle priorità della Cop20, per l’accordo del 2015. Così come i processi di adattamento, per i quali serve un obiettivo globale e la ricostituzione di un consistente Fondo per l’Adattamento.

È necessario inoltre definire un budget di carbonio in linea con la conoscenza scientifica sin qui acquisita, perché scienza ed equità governino ciascuna azione.

Dal canto suo l’Italia, che presiede il Consiglio dell’Unione Europea, ha una posizione privilegiata, ma anche scomoda. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha affermato che l’accordo post-2020 procede molto lentamente, a causa della:

Contrapposizione tra Paesi industrializzati e emergenti, la vera criticità sarà affrontare le posizioni distanti. Noi nelle prossime settimane quantificheremo il nostro contributo al Fondo verde per il clima su cui il presidente Renzi ha preso degli impegni abbastanza chiari.

Sembra quindi che il nostro Paese sia pronto al confronto e all’azione. Galletti ha poi annunciato che dopo la conferenza arriverà al Parlamento per discutere della Strategia Nazionale sui cambiamenti climatici, già operativa, alla luce degli accordi internazionali.

27 novembre 2014
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WWF
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