Le nuove norme che rendono obbligatoria la contabilizzazione del calore negli edifici condominiali sono poco chiare e rischiano di creare errori di interpretazione. A sostenerlo è il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), firmatario di una lettera indirizzata al Ministero dello Sviluppo Economico sottoscritta anche dall’AiCARR e dall’ANACI.

Le associazioni di settore chiedono chiarimenti al MiSE in merito ad alcuni punti del decreto legislativo 18 luglio 2016, n. 141 recante “Disposizioni integrative al decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, di attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE”.

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Secondo il CNI le difficoltà interpretative potrebbero ostacolare la corretta applicazione delle nuove norme, un’evenienza che va scongiurata data l’importanza della disciplina nella riduzione dei consumi residenziali.

I tecnici del CNI, dell’AiCARR e dell’ANACI avanzano dubbi sulla definizione di edificio polifunzionale, rimasta invariata. Questo punto crea confusione sull’obbligo di osservanza dei nuovi obblighi per gli edifici con un unico proprietario e con una sola destinazione d’uso. Nella lettera si citano due casi comuni: le case popolari e gli edifici di proprietà di fondi immobiliari.

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Anche le nuove definizioni di TLR (teleriscaldamento) e di TLF (teleraffrescamento) non sono molto chiare. Il dl stabilisce che una rete non può essere considerata TLR o TLF se non passa prevalentemente nel suolo pubblico. I tecnici contestano l’uso dell’avverbio “prevalentemente”, difficile da quantificare, e l’assenza di riferimenti ai tubi e alle sottostazioni.

Le associazioni di settore si mostrano scettiche anche sulla definizione di riscaldamento e raffrescamento efficienti, ritenute poco comprensibili. Bocciata anche la definizione dei sistemi di misurazione intelligenti giudicata lacunosa.

Per gli impianti VRV/VRF a volume di refrigerante variabile mancano inoltre sistemi di contabilizzazione diretta. Il Dlgs non chiarisce come vanno trattati questi sistemi alla luce dei nuovi obblighi.

Nella lettera si fa inoltre presente al MiSE che in base alle nuove norme i contatori di calore diretti sarebbero soggetti a verifica ogni 6-9 anni. Essendo la verifica costosa si procederebbe alla sostituzione dei contatori di ripartizione diretti, che diventerebbero così fuori mercato malgrado la loro maggiore affidabilità rispetto ai sistemi di ripartizione indiretta.

Anche in merito all’installazione di contatori individuali e sottocontatori nei condomini i tecnici chiedono al MiSE di essere più chiaro, specificando in quali casi vadano applicate le nuove norme e se l’obbligo riguardi anche i radiatori collocati nelle aree comuni.

Il CNI chiede infine al MiSE di non dare adito a interpretazioni errate sulla suddivisione dei consumi tra gli utenti finali, chiarendo le norme che consentono di applicare la ripartizione in base ai millesimi per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi.

7 ottobre 2016
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