Il consumo di suolo in Italia dovrà essere azzerato entro il 2050, puntando sulla riqualificazione delle aree urbane degradate. Lo ha deciso la Camera approvando il disegno di legge “Contenimento del consumo del suolo ed il riuso del suolo edificato”. Il testo è passato con 256 voti favorevoli, 140 contrari e 4 astenuti. Il ddl dovrà ora passare l’esame del Senato.

Il testo vieta il consumo di suolo laddove esistano alternative più sostenibili e incentiva i Comuni a ricostituire le superfici agricole per combattere il dissesto idrogeologico.

L’obiettivo del provvedimento è arrestare la perdita di terreni coltivati causata dall’urbanizzazione e dalla cementificazione selvaggia, pari a 5 milioni di ettari solo negli ultimi 30 anni. Un fenomeno preoccupante che procede al ritmo di 100 ettari al giorno, privando l’Italia dei suoli agricoli necessari a soddisfare il fabbisogno interno e di una protezione naturale contro frane e alluvioni.

Tra le novità del provvedimento figurano l’istituzione di un registro degli enti locali virtuosi presso il MIPAAF e la semplificazione dell’iter dei progetti di rigenerazione urbana: dalla costruzione di piste ciclabili nelle aree periferiche degradate, alla demolizione dei vecchi edifici abbandonati.

I Comuni dovranno censire gli edifici inutilizzati spingendo i costruttori a non occupare superfici naturali, utilizzando per i nuovi progetti le aree dismesse già cementificate. I beneficiari di fondi europei per le aree rurali non potranno cambiare la destinazione d’uso del terreno per 5 anni dall’ultimo contributo ricevuto.

Il Governo ha espresso soddisfazione per il semaforo verde ottenuto dal provvedimento. Il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha spiegato che il ddl permetterà all’Italia di allinearsi agli altri Stati europei, tutelando i suoli agricoli e favorendo la rigenerazione urbana, come previsto anche dalla Carta di Milano sottoscritta a Expo 2015. Una soddisfazione condivisa dal sottosegretario all’ambiente Silvia Velo, che ha assicurato priorità ai progetti di riqualificazione urbana allineati ai più severi standard di qualità ambientale.

Il mondo ambientalista ha accolto positivamente l’approvazione del ddl, ma ha invocato modifiche urgenti del testo al Senato. WWF, Legambiente e il FAI sostengono che alcuni punti del disegno di legge sono pericolosi e contraddittori. Tra questi le eccezioni concesse alle opere ritenute strategiche e la norma che salva i piani urbanistici antecedenti l’entrata in vigore della legge.

Una posizione condivisa dal Movimento 5 Stelle, che ha accusato il Governo di aver aperto la strada a nuovi abusi edilizi camuffati con l’etichetta di “rigenerazione urbana”. Il testo potrebbe dover subire delle modifiche anche alla luce di alcuni “vizi di incostituzionalità” individuati dall’ex vicepresidente della Consulta Paolo Maddalena.

Il costituzionalista spiega che il ddl interferisce con le competenze regionali e contiene alcune norme incoerenti con l’obiettivo della legge. Inoltre il testo violerebbe l’articolo 44 della Carta, che sancisce uno sfruttamento razionale del suolo.

13 maggio 2016
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